Il monito dell'ad Piberplast «Affosserà il made in Italy»

VOGHERA. Un imprenditore che ha fatto della plastica il futuro suo e di molti altri. Plastica che produce per il comparto alimentare e che finisce in quel 90% che l'Italia ricicla ogni anno. Marco Bergaglio, proprietario e responsabile commerciale di Piberplast di Voghera, della tassa sulla plastica, però, non vuole proprio saperne. Perchè, dice, «un provvedimento di questa portata creerà enormi ricadute occupazionali»Bergaglio, è pessimista?«No, le spiego. Intanto c'è il problema della tempistica: non si può pensare che un settore come quello della plastica si converta in tempi brevi. In genere si rinnova nell'arco di 5 anni.Quindi? «Avremo due tipi di ricadute: la prima è occupazionale. Da quantificare, ma nelle prossime settimane vedremo già le prime aziende mettere in campo provvedimenti occupazionali in previsione delle ricadute che subiranno, nei mesi a seguire, in termini di fatturato».Faccia dei numeri«Vuole sapere a cosa andremo incontro? In tutta Italia si taglieranno 10mila posti di lavoro. E la ricaduta in provincia di Pavia e nell'Alessandrino sarà più forte perchè la vocazione qui è alta. Se gli addetti nella nostra provincia sono circa 3.000, la ricaduta prevista dovrebbe essere tra il 30-50%. Nessuna impresa può resistere a crollo repentino di fatturato».Determinato da cosa?«Dall'aumento improvviso e corposo dell'Iva».Ci spieghi«La materia prima vale meno di 1 euro al chilo, che sarebbe la misura della "plastic tax", quindi si tratterebbe di una tassa insostenibile. Così verrà ricaricata sui consumatori. È come se in una famiglia che compra la benzina ad 1,50 euro, si dicesse: da ora il prezzo è di 3 euro. È chiaro che se mi raddoppiassero il prezzo del carburante venderei l'auto. Gli effetti si faranno sentire ».Quali effetti?«Dove la plastica è insostituibile, ad esempio buste e vaschette per l'insalata (se vogliamo che duri sette giorni), oppure le buste per salumi affettati (in questo caso è necessaria una vaschetta barrierata all'ossigeno), o ancora le capsula del caffè, il consumatore pagherà il conto. In pratica si metteranno le mani nelle tasche degli italiani. Oltretutto sarà una tassa digressiva rispetto al reddito».Vuole dire che inciderà di più su chi spende più reddito in beni alimentari?«Esatto, perchè questa è una tassa sugli imballaggi usati per gli alimenti. Inoltre ci siamo fatti pure un autogol perchè ci inventiamo un auto- dazio sulle produzioni made in Italy per fare spazio a quelle che arrivano dall'estero. La plastica è stata inventata negli anni '50 da un italiano, Giulio Natta, e in Italia abbiamo l'eccellenza del settore. Vogliamo lasciare il posto alla carta finlandese e all'alluminio svedese? Senza contare che in Italia già ricicliamo il 90% della plastica e siamo molto avanti rispetto a ciò che impone l'Unione europea».Cosa dobbiamo fare?«Se proprio vogliamo riconvertire il settore, intanto dobbiamo farlo in modo graduale. Inoltre il ricavato della tassa deve essere utilizzato per acquistare macchinari che vadano verso una soluzione più green: leggeri, compostabili e riciclabili. Oppure usiamo il ricavato per migliorare riciclo in Italia portandolo al 70%. Una tassa di scopo mi va bene. Ma esiste già: è il contributo ambientale Conai». --D.Z.