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ROMA. Non solo una condanna ridotta, ma anche la possibilità di uscire presto dal carcere. Dopo la sentenza della VI sezione penale della Cassazione, che ha negato l'aggravante mafiosa per il sodalizio criminale guidato dall'ex Nar Massimo Carminati e dal ras delle coop rosse Salvatore Buzzi, si attende il nuovo processo di appello. Con un inevitabile sconto degli anni da scontare in prigione e l'opportunità di tornare in libertà con l'affidamento in prova. L'avvocato di Buzzi, Alessandro Diddi, è ottimista: «Mi aspetto che la pena venga dimezzata. Innanzitutto perché è caduta l'accusa più grave, la componente mafiosa appunto, e poi perché il mio assistito è stato prosciolto da alcune accuse di corruzione. L'elemento dirimente, comunque, resta il 416 bis: il verdetto potrebbe essere tagliato della metà. Da 18 anni e 4 mesi a a 9 o 10 anni». E poiché Buzzi ne ha già scontati 5, potrebbe uscire dal carcere ed usufruire dell'affidamento in prova. «Intanto - prosegue Diddi - domani (oggi per chi legge, ndr) presenterò istanza per ottenere i domiciliari. Quando poi la Corte di appello riqualificherà la pena, per Buzzi si potrebbe considerare terminato il capitolo detenzione». Più cauto l'avvocato Cesare Placanica, difensore di Carminati (in secondo grado condannato a 14 anni e 6 mesi): «Secondo me è impossibile determinare ora la pena che verrà applicata con il nuovo processo di appello. Anche se devo riconoscere che esiste un principio giurisprudenziale per cui la pena va rimodulata in base alla proporzione della valutazione precedente. In altre parole, se l'appello si era espresso partendo dal minimo della pena, quel parametro va rispettato. Andrei tuttavia molto cauto con le valutazioni e le previsioni». Nella migliore delle ipotesi, anche per Carminati si potrebbero aprire a breve le porte del carcere. In generale, l'avvocato Placanica osserva che «il verdetto della Cassazione non mi ha stupito. Tecnicamente ci speravo, perché la costruzione giuridica era forzata. Per entrare più nel dettaglio aspetto di leggere le motivazioni». Più incalzante è invece ancora Diddi: «Non accetto che alcune persone continuino a parlare di Mafia capitale. Gli Ermellini hanno decretato l'inesistenza dell'aggravante mafiosa e così è. Mi domando dove sono oggi quei magistrati che, all'indomani della sentenza di appello, invitavano noi avvocati a prendere atto che la corte di secondo grado aveva sancito l'esistenza di mafia capitale». --GRA. LON. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI