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LA STORIADONATELLA zorzettoIn una delle 80 stanze del Grand Hotel faraonico che si staglia adesso, abbandonato e cupo, sul parco delle Terme, la poetessa Ada Negri negli anni '20 contemplava dalla finestra il suo albero preferito, una quercia che ora porta il suo nome. Quella vista le ha ispirato una frase che di per se è un biglietto da visita: «A Salice si vive e si guarisce».La regina incantataLa regina Margherita, quando nel 1905 arrivò con tutto il seguito, fu così entusiasta, incantata da quell'hotel immerso nello splendore di Salice, di cui fu ospite per qualche giorno, che le venne la mossa d'animo di donare una pala per la chiesa di Santa Maria Nascente, di proprietà delle Terme, che avevano comperato i terreni e l'avevano costruita per i clienti che la domenica gradivano andare a messa. Perchè in paese di chiese non ce n'erano. Il capocuoco, dal suo scranno che ricordava le seggiole rialzate degli arbitri di tennis, controllava gli otto chef e il personale di servizio maneggiare cibi e pentole in cucina. Più si avvicinava l'ora del pasto e più un cuoco dopo l'altro arrivavano da lui con un cucchiaio pieno di brodo o una forchettata di carne da assaggiare. E lui assaggiava e correggeva, dava ordini.La "Dama bianca" e Fausto Coppi erano semi celati in una stanza quando arrivò la polizia, grazie a una soffiata. L'adulterio allora - fine anni '50 - era un reato. Qualcuno all'ultimo momento era riuscito ad avvertirli e la Dama era filata in camera sua. Nel rapporto della polizia si erano evidenziate «tracce di presenza femminile».lusso tra le collineEra questo e altro il Grand Hotel di Salice Terme, il "Titanic" degli alberghi, il lusso tra le colline che richiamava prima le famiglie bene di Milano, nobili che sfuggivano alle ristrettezze della guerra, attori famosi del cinema italiano, poi poeti, letterati sino ai cantanti emergenti degli anni '70. Perchè andare a Salice era chic. Mica per fare solo le cure: per respirare l'aria di mezza montagna, camminare nel parco delle Terme, conoscere i soldati della Cavalleria che stanziavano nella caserma di Voghera e sovente portavano con loro mogli e fidanzate.Tutto questo andirivieni era nato grazie alle trivellazioni, ai pozzi che cercavano petrolio della "Stoppano Castiglioni", società costituita nel 1882 che rilevò i terreni e sguinzagliò sul territorio di Salice canadesi che di estrazione di petrolio se ne intendevano. Era stato questo movimento a creare la necessità di un hotel, un Grand Hotel per la precisione, perchè bisognava pensare in grande. Così nel 1894, dalla mano dall'architetto Giuseppe Castiglioni, nacque la prima ala dell'albergo, quella di sinistra, seguita subito dopo dalla parte centrale e nel 1904 dall'ala destra. Un edificio di tre piani, ognuno dei quali decorato in modo diverso e marcato da cornice. Ottanta camere, salone da pranzo con affresco della battaglia di Montebello donata dalla Cavalleria, lampadari di cristallo di Murano, come nella sala lettura che ospitava letterati amici di Ada Negri; grande cucina con cuochi famosi che sfornavano 500 pasti al giorno, posateria e cloche in argento, carrelli luccicanti per bolliti e dolci, piatti Richard Ginori. Oltre ad un ortolano dedicato, un bar con personale in divisa e farfallino che serviva anche in giardino, dove c'era il fresco e si moltiplicavano i cocktail.L'eterna primaveraEra sempre primavera al Grand Hotel di Salice. La prima cliente fu una bimba che arrivò nel 1906, figlia di ricchi proprietari terrieri di Vercelli, che partivano con la carrozza dal Piemonte, passavano sul Ponte in barche e approdavano a Salice per rimanerci quattro mesi. La premiò Maurizio Somensini, che dal 1983 al 2004 fu presidente e amministratore unico delle Terme. Poi ci furono nobili, intellettuali, attori e cantanti. Nobili come la famiglia "Borsellino" quando quella griffe era importante: «Sul viale di Salice - racconta Somensini - si diceva "Arriva la signora Borsellino" perchè i suoi gioielli scintillavano da lontano». Ma pure attori di Cinecittà richiamati dal premio "Miglior attor comico dell'anno": Aldo Fabrizi, a cui venne data in dono una casetta a Salice, Vittorio Gassman, a cui fu regalato un cavallo, e via via Alberto Sordi, Paolo Panelli con Bice Valori e Rosanna Schiaffino, ospite per un mese con mamma e sorella.Nobili attori e cantantiLe stanze del Grand Hotel hanno visto anche cantanti famosi. Internazionali come la divina Maria Callas, "trascinata" a Salice dalla sua amica-assistente, o Josephine Baker, che negli anni '50 venne a fare una serata nel salone delle Terme e dovettero costruirle una scala apposta per farla scendere dall'alto come voleva. O ancora Abbe Lane e Xavier Cugat. C'erano gli allora giovani del Cantagiro, che tenne la sua prima edizione proprio a Salice Terme: Rita Pavone, Gianni Morandi, i Dik Dik, i Camaleonti, Rocky Roberts. Ma anche la Vanoni, Gino Paoli e Johnny Dorelli. Tutti hanno alloggiato lì.Il declino arrivò negli anni '70. «La gente incominciava a fare le ferie altrove», ricorda Somensini. Chiuso nel '76, rimase lì, a segnare il tempo. Con due colpi di coda degli anni '90: un intervento finanziario della Regione che voleva farci una scuola alberghiera, piano bloccato; poi il progetto Azzaretti-Berogno: trasformarlo in clinica di riabilitazione. Piano fallito. Ora il Grand Hotel è un fantasma, con il tetto bucato e il pavimento interrotto. Sembra l'abbia travolto una grande onda. Attende chi lo faccia rinascere. --