«Usciamo dal Clir» Sei Comuni ribelli vanno dal legale

CANDIA. Svincolarsi dal Clir, la società intercomunale di raccolta rifiuti in 42 paesi della Lomellina, chiedendo indietro le quote azionarie. Continua la guerra dei rifiuti in Lomellina. Con incarichi plurimi ad un legale di Casale Monferrato, Enrico Dagna esperto di diritto amministrativo, i Comuni ribelli guidati da Candia hanno chiesto di «avviare l'iter legale per la restituzione delle quote finora negata dal Clir». Sei municipi, infatti, avevano già esercitato il diritto di recesso dal Clir ad inizio 2019. In tutto il Clir ha 345.351 euro di capitale sociale: sono altrettante azioni che valgono un euro l'una. Ciascun Comune ne detiene una percentuale in base al numero di abitanti. Candia, Castello d'Agogna, Castelnovetto, Rosasco, Sant'Angelo e Zeme le hanno chieste indietro per lasciare la società che, come spiegano le delibera d'affidamento dell'incarico a Dagna, «da tempo ci offre servizi deficitari che portano a lamentele della popolazione». Una situazione che potrebbe dipanarsi prima della fine dell'anno. I municipi ribelli vogliono seguire quanto fatto a fine 2018 da Robbio e Cilavegna, due dei principali soci del Clir. I due Comuni dell'alta Lomellina hanno emesso un bando, vinto dalla "Sangalli" di Monza, con l'obiettivo (secondo i sindaci già raggiunto) di risparmiare sui costi. Una via che vogliono seguire anche gli altri paesi della zona, pronti ad abbandonare la società da loro stessa partecipata. Robbio e Cilavegna hanno ancora quote del Clir, ma sono in disputa con la società intercomunale. Il Clir è stato sconfitto davanti al Tar per il ricorso contro l'appalto a "Sangalli" di Robbio e Cilavegna. Ora anche i primi due "ribelli" hanno chiesto la restituzione delle quote societarie. -- S.B.