«Non è solo maleducazione vomito e degrado sono segnali»
l'intervistaMarco Lodola è psicologo e psicoterapeuta di Area G Milano, specializzato in adolescenti. L'abbiamo invitato al confronto: «È iniziato con animi molto caldi - spiega - secondo me perché la frustrazione ha raggiunto livelli difficili da sostenere e le diverse parti, aspettandosi attacchi, hanno alzato le barricate. Ma dopo lo sfogo iniziale c'è stato uno scambio». Di che tipo?«Abbiamo capito che i residenti non vogliono reprimere ciò che c'è di buono ma limitare gli eccessi. Che il Comune desidera fare di più pur dovendo lottare con limiti economici. Che i commercianti sono disposti a collaborare e che è nel loro interesse che le serate filino lisce. Abbiamo compreso maggiormente che i giovani risentono della contrazione di spazi davvero fruibili. Ciascuno ha cercato di porvi rimedio sentendosi solo nel farlo. Ieri ci siamo trovati vicini».Si è parlato del fatto che si beve fino a star male...«Gli adolescenti di oggi sono ex bambini educati al consumo, abituati fin da piccoli al fatto che gli venga sempre dato qualcosa senza che abbiano il tempo di digerire quanto hanno inghiottito. Non c'è da stupirsi se tra i disturbi più diffusi tra gli adolescenti c'è il vomito come espressione di disagio: nervoso in risposta a stress e ansia da prestazione, conseguente a intossicazione da alcool, a disturbi di natura psicosomatica, crisi bulimiche».Il vomito per strada torna nelle proteste...«Rappresenta anche un atto comunicativo che deve essere decifrato, compreso, ascoltato. Attraverso il vomito ci stanno comunicando che rifiutano un modello societario e che sperano di avere dal mondo qualcosa di diverso. Sono portato a pensarlo perché vomitano davanti ai nostri occhi, al mattino per strada lasciano i cadaveri delle bottiglie e tracce di vomito davanti a noi. Dovremmo domandarci cosa ci stanno ributtando in faccia». Ovvero?«Ci restituiscono un modello generatore di angosce profonde. Gli schiamazzi non possono essere solo interpretati in termini di ribellione a giuste regole di convivenza o a maleducazione. Quando si fa rumore, lo si fa sempre per reagire all'impotenza, perché non ci si sente ascoltati o per cercare di cambiare qualcosa». A.Gh.