Ammazza moglie e due figlie Poi chiama il 112 e si uccide

Valeria D'Autiliafoggia. Un colpo secco per ogni vittima. Prima ha ucciso la moglie, poi è entrato nella stanzetta dove dormivano le figlie e ha sparato anche a loro. Per sé ha conservato l'ultimo proiettile di quella pistola di ordinanza. Ha telefonato ai carabinieri e si è steso sul letto matrimoniale, accanto al cadavere della donna. Infine, la calibro 9 verso di sé e ha fatto fuoco. Alla testa, per farla finita. Strage nel Foggiano, dove un poliziotto penitenziario, l'assistente capo Ciro Curcelli, ha sterminato la sua famiglia. Unico superstite il figlio Antonio che vive fuori città e che ora è sconvolto. «Non pensavo ci fossero problemi in casa, non sospettavo nulla di quanto accaduto. Anzi, li sentivo sereni». Il triplice omicidio a Orta Nova, nella notte tra venerdì e ieri. «Ho ucciso mia moglie, ho ucciso le mie figlie. Ora mi uccido. Lascio la porta aperta». E così ha fatto, dopo la confessione al telefono. Quando i militari hanno fatto irruzione nell'appartamento, il cinquantatreenne era ancora in vita, ma in condizioni gravissime. Trasportato in ambulanza, è deceduto poco dopo in ospedale. Le sue vittime sono morte sul colpo: le figlie Miriana e Valentina, di 12 e 18 anni, e la moglie Teresa Santolupo di 54. Nessun biglietto accanto ai corpi e al momento nessuna certezza sul movente. E ora in paese nessuno riesce a trovare una spiegazione per l'accaduto. Anche i vicini li descrivono come «una famiglia normale, persone tranquille». Qualcuno ricorda che «ultimamente era un po' depresso, ma stravedeva per moglie e figlie». Riservato e appassionato di calcio, tutte le domeniche andava allo stadio per seguire il Foggia. Proprio dal racconto di chi li conosceva potrebbero emergere elementi utili alle indagini. Gli inquirenti stanno scavando nella sua vita privata, analizzando anche i tabulati telefonici per verificare se, ultimamente, avesse avuto qualche problema. Il figlio maggiore, che vive a Ravenna per lavoro, è stato ascoltato dagli inquirenti, ma non avrebbe fornito dettagli importanti. «Non sembra ci fossero stati campanelli d'allarme» fanno sapere gli investigatori. In quello stabile di via Luigi Guerrieri arrivano gli amici delle giovani vittime. C'è anche Marco, il fidanzato di Valentina: stavano insieme da un anno e mezzo. Quest'anno lei si sarebbe diplomata, mentre la sorellina frequentava ancora le scuole medie. «Non conoscevo i genitori e non mi ha mai parlato di preoccupazioni familiari», dice il giovane. Nel giorno dei funerali sarà lutto cittadino. Il sindaco Mimmo Lasorsa ha annunciato che il Comune si farà carico delle spese. «La nostra comunità è profondamente addolorata. Un pensiero va a queste vite spezzate senza alcuna giustificazione. Non ci sono motivazioni che tengano davanti a tutto questo». I colleghi sono increduli, ignari di un possibile malessere. «Abbiamo lavorato insieme per 23 anni - racconta Nicola Calabrese, anche lui poliziotto nel carcere di Foggia - e l'ultima volta ci eravamo incontrati a colazione proprio venerdì, prima del turno». Poche ore prima della mattanza. «Non ho notato nulla di particolare, Ciro era sempre un po' taciturno, ma una brava persona, molto professionale. Serio, posato anche nelle parole. Depresso non credo, anche se effettivamente in servizio stiamo attraversando un periodo difficile». Doppi turni, straordinari e pochi poliziotti in quel carcere che è tra i più affollati d'Italia. «Non è facile lavorare in queste condizioni- denuncia il segretario nazionale del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, Federico Pilagatti - e l'alto numero di suicidi nella polizia penitenziaria deve farci riflettere sulle condizioni di stress in cui siamo costretti ad operare». Michele Bianco ancora stenta a crederci. Ora è in pensione, ma è stato a lungo il suo superiore: «Mai segni di squilibrio che facessero presagire qualcosa di simile. Era molto razionale e di grande garbo, tra i nostri uomini migliori. Quanto accaduto dimostra che si dovrebbero prevedere degli accertamenti psicologici. Per noi che abbiamo a che fare con le armi». Solo una settimana fa, Valentina aveva pubblicato su Instagram una sua foto. E la scritta: «Che sei forte e fragile senza paura tu resta la stessa, la stessa di sempre». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI