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Fine vitaUna legge civileche pensa a tuttiQuarantacinque anni fa gli italiani, per la prima volta nella storia repubblicana, furono chiamati alle urne per un referendum abrogativo, quello sul divorzio. Delle tribune referendarie ascoltate il mio ricordo più vivo è quello dell'intervento di Riccardo Lombardi, esponente della sinistra socialista, che, rivolgendosi al mondo cattolico compattamente schierato per il sì con la motivazione che "l'uomo non può separare ciò che Dio ha unito", gli chiese perché lo stesso non fosse altrettanto impegnato a promuovere una legge per la ridistribuzione della ricchezza, in coerenza al messaggio evangelico che "chi ha di più deve dare a chi meno ha". La domanda cadde nel vuoto, ovvero nel più assordante silenzio. Ma la vicenda mi convinse definitivamente, pur non nutrendo simpatie né per i socialisti, né per la sinistra, a votare «no».Le successive esperienze mi hanno portato alla conclusione che per le buone leggi civili occorre un legislatore che, oltre alla buona fede, faccia appello solo alla ragione umana, lasciando le "leggi" divine, con la loro interpretazione e applicazione, alla discrezionalità di ciascun individuo.Ora mi preoccupa lo scenario politico conseguente alla recente sentenza della Corte costituzionale sulla non punibilità di chi a certe condizioni agevola l'esecuzione del proposito di suicidio (fine vita). I due politici che dominano tale scenario (Giuseppe Conte e Matteo Salvini), nel trattare il tema del fine vita, hanno tenuto a rimarcare, ciascuno con il diverso stile che li contraddistingue, la loro estrazione cattolica. Il dubbio è che entrambi siano più impegnati a raccogliere consensi nel mondo cattolico che a proporre una ragionevole legge civile sul fine vita in presenza di certe particolari condizioni.Non vi sono, invece, dubbi che meno di cento anni fa un politico spregiudicato (Benito Mussolini), che di autenticamente cristiano aveva ben poco, abbia corteggiato il mondo cattolico (i Patti lateranensi costituiscono uno degli esiti più emblematici di tale operazione) per ottenere consensi (che purtroppo arrivarono). La storia non si ripete mai in modo uguale, ma insegna che l'ambizione porta spesso gli uomini a commettere gli stessi errori. Franco CastagnolaRobecco PaveseCasorateL'immobilismodelle poltroneDi fronte all' accusa di immobilismo mossa al consiglio di amministrazione da me presieduto per cinque anni alla Casa di riposo Delfinoni, mi sento di dover dare chiarimenti e spiegare le ragioni che hanno portato a una per me fastidiosa situazione di stallo relativamente alle nomine per la formazione del nuovo Cda. Fin dal novembre 2016 (ne sono prova i verbali) sono state da noi recepite le direttive della Regione che davano indicazioni relativamente alla formazione di un Cda con 5 membri in luogo dei 7 attuali e la richiesta di Ats che chiedeva la rimozione del membro in Consiglio da essa stessa nominato.Si é iniziato quindi a rivedere ed aggiornare il testo dello statuto, in alcuni aspetti di forma ed in altri di sostanza.Per due anni e mezzo, fino al mese di aprile del 2019, tutti i consiglieri hanno lavorato al fine di giungere alla stesura di una bozza definitiva.La vera problematica che ha portato ad un'esasperante dilatazione dei tempi che ci eravamo prefissati è stato il disaccordo sulla proposta di introdurre una norma che non permettesse ai Consiglieri di candidarsi per più di due mandati, cioè dieci anni, norma proposta con lo spirito di un'alternanza che potesse permettere un positivo avvicendamento nella gestione della struttura.Alcuni consiglieri, contrari a questo cambiamento, hanno per oltre due anni di fatto bloccato l'iter di approvazione della bozza, rendendo impossibile un atto notarile e la successiva presentazione in Regione per l'approvazione definitiva.Solo un passo indietro proprio su questo articolo dello Statuto, fatto da chi voleva compiere il proprio dovere fino in fondo, ha permesso di approvare la bozza a maggioranza e di giungere in tempo utile (ma troppo vicino alla scadenza del mandato) alla presentazione in Regione del nuovo Statuto che, come ben spiegato dal consigliere Belloni, pur essendo già stato visto e corretto in bozza dai funzionari non è stato approvato perché, a una più attenta lettura dello stesso, è stata richiesta da Regione Lombardia una nuova correzione, non relativa agli argomenti sopra esplicitati, ma a una modifica proposta dal consigliere Belloni. L'immobilismo di cui si parla non ritengo sia quindi attribuibile a quella parte di consiglieri che si è tanto impegnata per evitare questa situazione di stallo ma a chi, ostinandosi a non voler "passare il testimone", ha di fatto impedito che lo Statuto nuovo venisse visto, eventualmente corretto ed approvato definitivamente da Regione Lombardia molto tempo prima della fine del mandato.Paola Repossi. Presidente uscente "Delfinoni", CasorateIl ricordoDue lutti a Paviadi uomini eccellentiHo letto con dispiacere di due lutti eccellenti, quello del professor Mapelli e di padre Sisto. Li voglio ricordare non solo perché li ho conosciuti personalmente e li ho apprezzati molto ma perché entrambi sono stati esempi di uomini liberi e coscienziosi che pur seguendo le regole del proprio ruolo professionale hanno saputo mantenere la loro umanità integrale con sensibilità e semplicità.Ho avuto occasione di frequentare il professor Mapelli per la sua disponibilità nei confronti di tutte le forme di volontariato. Come membro della commissione di bioetica è sempre stato molto misurato e distante da ogni crociata ideologica integralista, tanto veemente oggi sopratutto tra i medici cattolici .Padre Sisto l'ho frequentato grazie a una mia amica che seguiva il corso di restauro alla Certosa, arte per cui era famoso e chiamato da molte parti del mondo, e per la quale non si dava troppe arie. Ricordo con affetto la sua bonomia, la sua giovialità ciociara. Indimenticabile per me un capodanno alla Certosa dove lui preparò una cena fantastica nascosto dai suoi confratelli). Ospite qualche volta a casa mia, voleva stare da solo in cucina per preparare i suoi manicaretti ciociari. Quando trasferito alla Certosa del Galluzzo andai a Firenze offerse a me e a mio marito un pranzo in un ristorante dove lui era evidentemente conosciuto.Non era certo un frate buontempone ma senza venir meno ai suoi doveri, apprezzava anche i piaceri della vita , con gioia e umiltà.Marta Ghezzi. Pavia