Da dioscuro a leader ma l'obiettivo è solo alzare il prezzo
Tattica o filosofia? La faticosa ripartenza ieri pomeriggio, dopo l'ennesima interruzione, delle trattative tra Movimento 5 Stelle e Pd evidenzia come la "stella polare" fino a ora del potenziale nuovo esecutivo sia lo stop and go. Dal punto di vista astrofisico, più un buco nero, quindi, che una beneaugurante stella cometa. Le premesse per una relazione assai turbolenta erano note e scontate. Figurarsi, quindi, la problematicità di quello che si configurerebbe in tutto e per tutto come uno sgraziato matrimonio di interesse con l'avvertenza che, in questo caso, oltre agli interessi della classe politica direttamente coinvolta c'è, però, anche quello più generale di un Paese che ha bisogno di riconquistare la stabilità interna e la credibilità internazionale minate dalla precedente esperienza gialloverde. E, allora, in attesa che l'iniziativa ritorni al presidente della Repubblica, se il continuo stop and go tra dem e pentastellati rientra nel tatticismo "pre-partita" l'opinione pubblica può riuscire a farsene una ragione. Turandosi il naso, ma nella consapevolezza che le schermaglie costituiscono una componente strutturale delle regole del negoziato in politica, e servono ad alzare il prezzo. Specie considerando che a condurre le danze per conto dell'assai diviso (e disorientato) mondo pentastellato è Luigi Di Maio, fino a poco fa il convinto dioscuro di Matteo Salvini, e il vicepremier che ha etichettato spregiativamente le ong come i «taxi del mare» e il Pd come il «partito di Bibbiano». Il plurisconfitto (alle urne) capo politico 5 Stelle ha infatti continuato a praticare sino all'ultimo la "politica dei due forni", ed è tutt'altro che entusiasta dell'ipotesi di un governo con Zingaretti (e Renzi). E, dunque, tra gli esiti possibili di questo negoziato ci sono anche quelli di un ridimensionamento del potere autocratico di Di Maio e di Davide Casaleggio, e di una ulteriore benefica spinta in direzione della (sempre travagliata) istituzionalizzazione del M5S. Come auspicato da vari soggetti - dalle parti sociali alla Commissione europea, fino alla segretaria di Stato vaticana - che, discretamente, tifano per un esecutivo che possa riposizionare l'Italia nel solco della sua tradizionale collocazione internazionale. E, in materia, appare eloquente il tweet pro-Conte del presidente Usa Trump, che il filorusso Salvini spacciava come suo sponsor. Ambienti nazionali e internazionali che si attendono stabilità, per l'appunto. E qui sta il problema principale: se i ripetuti stop and go di queste ore rappresentano, invece, l'anticipazione del calvario che potrebbe essere la vita del nuovo governo rischiamo di finire dalla padella alla brace. E non ce lo possiamo permettere. Anche perché, già da ora, il potenziale esecutivo giallorosso viene percepito come poco in sintonia con le esigenze del Nord industriale. E, quindi, servirebbero pure, da subito, garanzie sulla rottamazione della nefasta ideologia della decrescita sempre in voga tra i grillini. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI