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Stiamo invecchiando. È il nostro destino, ma i modi e i tempi del nostro lungo invecchiamento sono cambiati. Per la prima volta nella storia si affaccia una generazione di "senior", che si fa fatica a chiamare "vecchi". Sono i baby boomers, tutti i nati nei primi anni del secondo Dopoguerra e che - soprattutto nella "vecchia Europa" - hanno goduto di condizioni di vita del tutto straordinarie e senza precedenti nella storia dell'umanità.Per oltre settanta anni - in Europa - abbiamo vissuto in pace (Balcani a parte), i nostri genitori hanno lavorato e ricostruito un mondo distrutto dalla guerra e un po' alla volta ci hanno resi più ricchi. Poi sono arrivate le medicine e siamo diventati più sani e longevi, le case sono state riscaldate, l'alimentazione è migliorata e abbiamo iniziato a usare capienti frigoriferi. Nello stesso periodo è arrivata la televisione, con Lascia o raddoppia, che rapidamente è entrata nelle case di tutti. Ma - soprattutto - è arrivata la scuola, per tutti, di massa, che ha permesso anche a contadini e operai di sognare «il figlio dottore». Un quarto di secolo dopo la fine della guerra è esploso il '68, "rivoluzionario", innovativo e spesso disordinato, che apriva la strada a una nuova "classe dirigente", pronta a infiltrarsi nelle stanze del potere.Adesso i baby boomers stanno invecchiando e sono diventati i "nuovi senior", più sani, attivi, consapevoli, che si muovono e fanno sport, attenti alla salute del corpo e dell'"anima". Paradossalmente potrebbe essere una catastrofe, ma anche una straordinaria opportunità. I baby boomers sono "ingombranti", vogliono continuare a essere protagonisti e fanno fatica a cedere il passo alle nuove generazioni, in un mondo nel quale i giovani sono spaesati, fanno pochi figli, spesso sono precari e quando sono bravi - almeno in Italia - vanno a lavorare in esilio. Il risultato è che lo squilibrio tra giovani e vecchi aumenta, ma proprio per questo bisognerebbe iniziare a pensare e agire in modo nuovo, come per il lavoro e l'ambiente.I "nuovi senior", però, sono anche un'opportunità perché protagonisti della Silver Economy, dilatatasi enormemente visto che il potere d'acquisto a livello globale degli over 60 - che nel 2050 saranno oltre due miliardi - raggiungerà i 15mila miliardi di dollari entro il 2020. I "nuovi senior", a parte la cura dei nipotini, spesso hanno tempo libero da "spendere" ed è importante che lo facciano in modo responsabile, ascoltando e stando al fianco della giovane Greta, che ci mette in guardia sui disastri ambientali che abbiamo combinato.Ma i "nuovi senior" hanno anche la responsabilità e la convenienza di restare in salute il più a lungo possibile, con una vita attiva e una alimentazione moderata. Una migliore qualità della vita, che con la cultura della prevenzione allontani per quanto possibile la fragilità, aiuta l'intera società a rendere sopportabile il sistema dell'assistenza e un welfare oggi in affanno. L'Italia è tra i Paesi più longevi al mondo, con tanti vecchi, pochi giovani e pochissimi bambini, e così, dovrebbe, da una parte, aiutare le famiglie a "fare" figli, e dall'altra insegnare ai "nuovi senior" come "godersi la vita", con più cultura, socialità, movimento e una alimentazione moderata e responsabile. Come sostiene Umberto Galimberti, «per affrontare bene la vecchiaia è necessaria anche una terapia delle idee». Allora pensiamoci su.