Raid nei cassonetti per rubare i vestiti Il comune li sposterà

PAVIA. Nuovo, ennesimo, raid ai cassonetti Caritas per la raccolta dei vestiti. Questa volta a essere colpiti sono stati i cassonetti di viale Matteotti, di via Olevano e di via Pastrengo. Qualcuno ha forzato l'apertura per estrarre i vestiti e rubarne alcuni. Gli altri sono stati abbandonati a terra. Il vicensidaco e assessore ai lavori pubblici Antonio Bobbio Pallavicini spiega: «Ho chiesto agli uffici una mappatura completa dei cassonetti; il mio obiettivo è concentrarli in zone più controllate per evitare episodi del genere, che sono sempre più frequenti». La sorpresa l'hanno avuta i residenti di via Olevano ieri mattina: «Sono uscita per andare a comprare il pane e ho trovato il marciapiede invaso dai vestiti - racconta una signora -. Uno spettacolo indecoroso, al quale ormai ci stiamo abituando». Non è infatti la prima volta che il cassonetto viene forzato: «Direi che una volta al mese come minimo troviamo abiti ovunque in strada - aggiunge un signore -. Un giorno si sono avvicinate due donne e hanno addirittura infilato un bambino nel cassonetto, una cosa molto pericolosa perché con il caldo si rischia di soffocare lì dentro. Come si può fare una cosa del genere a un bambino?». A terra ci sono vari vestiti abbandonati: «Funziona così - racconta una signora che abita nella casa proprio di fronte al cassonetto -, questi piccoli gruppetti di persone si avvicinano, forzato l'apertura e ci fanno entrare un bambino, che inizia a tirare fuori i vestiti. Loro li guardano, a volte addirittura li provano in strada, e quelli che non sono di loro gradimento li buttano a terra, in mezzo allo sporco, rendendoli inutilizzabili». Una situazione che non piace al vicesindaco Bobbio Pallavicini: «Riceviamo segnalazioni costanti su episodi del genere - spiega -. Come prima cosa ho richiesto una mappa cittadina, che ad oggi non c'è, con il numero complessivo dei cassonetti e le associazioni alle quali fanno riferimento. Occorre fare una verifica approfondita sulle finalità, sull'utilizzo degli abiti raccolti, perché non c'è solo Caritas. E ritengo che il comune debba avere tutte queste informazioni. L'idea è lavorare per ridurne il numero e posizionarli in zone più controllate, così da evitare episodi di questo tipo. Sarebbe un efficientamento anche per le associazioni stesse. Desidero poi capire anche quali parrocchie in città abbiano già attive raccolte di abiti, perché si potrebbe fare rete per potenziare il servizio». --G.Bert.