Killer si suicida in cella e dona gli organi
VIGEVANO. Si è suicidato in carcere, ma ha donato gli organi. La scorsa settimana Antonino Benfante, il killer di Quarto Oggiaro, si è tolto la vita nella sua cella del carcere dei Piccolini, a Vigevano.La storiaBenfante era stato condannato all'ergastolo nel 2015, quando la Corte d'Assise di Milano presieduta dal giudice Guido Piffer, lo riconobbe responsabile dei tre omicidi che nel 2013 infiammarono Quarto Oggiaro, facendo pensare a una guerra tra clan che invece si rivelò uno scontro per il controllo del piccolo spaccio.Benfante, il 27 novembre 2013, uccise Emanuele Tatone e il suo autista Paolo Simone. Poi il 30 giustiziò anche Pasquale Tatone, fratello di Emanuele, davanti a una pizzeria del quartiere. Lo freddò a colpi di fucile mentre era nella sua auto, nel cuore del quartiere di Milano dove la sua famiglia fu per decenni incontrastata dominatrice del traffico di droga. Nel carcere di Vigevano era stato trasferito pochi giorni dopo la sentenza della Corte d'Assise. Benfante si è suicidato dopo averci provato altre volte. «Ha tentato di ammazzarsi quattro volte in tre giorni - dice Ermanno Gorpia, avvocato di Benfante - prima ha provato a bruciare la cella, poi ha accoltellato un detenuto. Evidentemente qualcosa non ha funzionato nel regime di controlli del carcere, che non ne ha disposto il piantonamento». Da quanto si apprende, Bonfante non è deceduto in carcere: non appena le guardie hanno trovato l'uomo appeso all'interno della cella, lo hanno slegato e trasferito immediatamente al Pronto soccorso dell'ospedale, dove poi è deceduto.Come disposto da Benfante, i sanitari hanno provveduto all'espianto degli organi per le donazioni. Per la polizia penitenziaria il lavoro all'interno della casa di reclusione dei Piccolini si fa sempre più complicato. Questo suicida arriva dopo alcuni casi saliti agli altari delle cronache nei mesi scorsi: l'aggressione alla comandante della polizia penitenziaria del carcere dei Piccolini, la tentata fuga dal Pronto soccorso dell'ospedale di un detenuto, e il rogo in cui perse la vita uno dei reclusi. Ora sembra sempre più necessario il potenziamento delle azioni per prevenire casi come questi. «Mancano psicologi»«Non abbiamo sufficienti psicologi o psichiatri in carcere - dice Davide Pisapia, direttore della casa di reclusione dei Piccolini - ma devo precisare che Benfante non aveva alcuna diagnosi psichiatrica». Anche i sindacati avevano lamentato che «nella casa di reclusione di Vigevano vi è un pesante carenza d'organico nella polizia penitenziaria, soprattutto in relazione al personale femminile e nei ruoli intermedi (ispettori e sovrintendenti), in cui il deficit sfiora circa il 40%». -- Selvaggia Bovani