Giustizia per la memoria di Andy dopo un'attesa lunga cinque anni

Le reazioniGiacomo Bertoni«Una sentenza importante per Andy, per noi, per tutti i giornalisti che lavorano anche oggi in contesti di guerra». La voce trema per l'emozione, il braccio è stretto a quello del marito. La mamma di Andy Rocchelli, Elisa Signori, pronuncia poche parole uscendo dalla Sala dell'Annunciata. Per un attimo sembra quasi sopraffatta da tutti i microfoni, i taccuini e le telecamere che le vengono messi davanti al viso. Gli occhiali da sole nascondono la sofferenza di un percorso iniziato ormai cinque anni fa, quando, dopo la morte del figlio, è iniziata la battaglia per la ricerca della verità. battaglia lunga 5 anniUna battaglia fatta di indagini, rogatorie, ricostruzioni e tanti silenzi da parte dell'Ucraina. Accanto a lei il marito Rino, la figlia Lucia e la compagna di Andy, Maria Chiara Ferrari: «Siamo riconoscenti alla procura e alle forze dell'ordine - dicono -, per il grande lavoro svolto». Fuori dalla sala ci sono alcuni amici di Andy: c'è tempo per qualche abbraccio veloce ma stretto. Questo è lo stile che la famiglia Rocchelli ha tenuto per tutto questo anno di udienze nell'aula della Corte d'Assise del tribunale di Pavia. Udienze alle quali i genitori, la sorella e la compagna non sono mai mancati, e che hanno seguito in silenzio, prendendo appunti e confrontandosi con i loro avvocati Alessandra Ballerini ed Emanuele Tambuscio. Un silenzio che hanno mantenuto anche durante le ricostruzioni più crude di quel 24 maggio 2014, anche quando in aula sono stati trasmessi gli ultimi video girati da Andy pochi minuti prima di essere colpito. Nelle immagini i giornalisti nascosti nel fosso, nell'audio gli spari e i colpi di mortaio che cadevano sempre più vicini al rifugio improvvisato. Silenzio anche quando in aula sono state mostrate le immagini girate nell'obitorio nel Donbass, anche quando a parlare è stato il medico che ha svolto l'autopsia sul corpo di Andy, che ha dovuto spiegare le ferite che hanno portato il fotoreporter alla morte. Compostezza e rabbiaLa compostezza si è incrinata solo in due occasioni, in questo lungo anno processuale. Una volta, quando un consulente della difesa ha spiegato che sullo zainetto del fotoreporter erano state trovate tracce di sostanze che si sprigionano nell'aria durante gli spettacoli pirotecnici. Un accostamento giudicato fuori luogo dagli avvocati delle parti civili. E una seconda volta quando, a colloquio con l'avvocato Ballerini, che li rappresenta, sono arrivati al discorso "risarcimento". È Alessandra Ballerini stessa a raccontare l'episodio: «Ho dovuto discutere a lungo con loro - spiega -, non volevano accettare neanche lontanamente l'idea di un risarcimento economico. Non hanno intrapreso questa battaglia per il risarcimento né per un sentimento di vendetta. La famiglia Rocchelli sta combattendo una battaglia per la tutela dei giornalisti e per la libertà di stampa, dimostrando una dignità e una generosità molto rari oggi». le provocazioniNon dev'essere stato facile mantenere la compostezza neanche qualche mese fa, quando, in una mostra itinerante organizzata nella sede dell'ambasciata Ucraina in Italia, è stata esposta la foto dell'imputato Vitaly Markiv tra gli eroi nazionali. Dopo i saluti con gli amici di Andy, la famiglia si sposta verso il palazzo del tribunale dove, nell'ufficio del procuratore, si tiene una conferenza stampa. «È una sentenza severa - dicono i genitori -, non possiamo dire né che siamo soddisfatti né che non lo siamo. Questa sentenza segna però una ricostruzione della verità che spero dia un messaggio a quanti hanno nel mirino un giornalista. I giornalisti fanno informazione, e l'informazione è un elemento essenziale della democrazia». La famiglia ha poi voluto ringraziare il Pm Andrea Zanoncelli e la procura di Pavia: «Grazie per lo sforzo compiuto nelle indagini e nella ricostruzione accurata di quanto avvenuto. Grazie infine ai giornalisti, che hanno seguito con noi il processo dimostrando vicinanza e solidarietà».-- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI