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Giacomo Bertonipavia. No alla politica dei "porti chiusi", ma no a una messa in nome di Carola Rackete. Il vescovo di Pavia Corrado Sanguineti interviene nella vicenda della messa programmata nella chiesa di Pieve Porto Morone per venerdì prossimo. E lo fa attraverso un lungo comunicato dell'Ufficio comunicazioni sociali della curia. L'iniziativa è definita inopportuna: «Non è sembrato opportuno far celebrare una messa per la comandante Carola - scrive la curia -, innanzitutto perché non fosse interpretato il gesto come un uso strumentale e improprio della celebrazione eucaristica, inoltre per non accentuare un clima di tensione anche all'interno della comunità cristiana, che conosce voci e sensibilità differenti sul tema di una giusta politica verso i migranti». Una differenza di voci che è apparsa subito evidente nella giornata di ieri, quando le principali realtà cattoliche della città hanno preferito non commentare la vicenda.Bocciati i porti chiusiSe la messa nel nome di Carola Rackete non è piaciuta alla curia, ad essere bocciate sono anche le politiche del governo: «Certamente come Chiesa di Pavia, non condividiamo la politica attuale dei "porti chiusi", né il tono e il contenuto di certe dichiarazioni da parte di membri dell'attuale governo, né la mancanza di collaborazione che purtroppo segna la politica dei paesi europei davanti a questo dramma del nostro tempo: ci stanno a cuore il destino e la vita dei tanti migranti, vittime di trafficanti senza scrupoli, lasciati spesso per settimane, in balia del mare, in attesa di poter sbarcare e ricevere assistenza aiuto». In linea con il papaLa curia ricorda poi l'attenzione che il vescovo ha dedicato al tema dell'immigrazione nel corso del suo episcopato: «Il vescovo di Pavia, già in più occasioni negli ultimi anni, ha presieduto veglie di preghiera per le vittime nel mare Mediterraneo, promosse nella nostra diocesi dalla Comunità Sant'Egidio. Quest'anno la veglia si è svolta lo scorso mercoledì 4 luglio: il vescovo non ha potuto partecipare perché impegnato alla sessione estiva della Conferenza episcopale lombarda». Non era mancato, alcuni giorni fa, un contatto, un tentativo di dialogo con il parroco di Pieve Porto Morone: «Al parroco il vescovo aveva suggerito di celebrare la messa già programmata per venerdì 12 per tutte le vittime tra i migranti, e ovviamente non c'era nessuna difficoltà a pregare anche per chi li soccorre, come sempre si è fatto in queste veglie. Nello spirito e in piena comunione con il Santo Padre Francesco che ieri, lunedì 8 luglio, ha celebrato una messa per le vittime, pregando anche per i soccorritori e accogliendo insieme ad alcuni migranti volontari attivi nell'accoglienza». Sì all'integrazioneLa curia sottolinea poi l'impegno della diocesi per favorire l'integrazione: «Non da oggi, la Chiesa di Pavia, in diverse sue espressioni (Caritas, Casa del Giovane, Comunità S. Egidio, alcune parrocchie della città) è impegnata nel promuovere e realizzare un percorso di accoglienza che favorisca una vera integrazione e un pieno inserimento dei migranti ospitati presso strutture della diocesi, con l'aiuto di operatori competenti e di vari volontari». Basta polemicheLa nota si chiude con un augurio, che sembra acqua sul fuoco delle polemiche: «Ci auguriamo un clima più sereno e costruttivo da parte di tutti, di fronte alla realtà attuale delle migrazioni, che coinvolgono popolazioni ferite da guerre, violenze, o povertà e gravi ingiustizie: come discepoli del Signore, cercheremo sempre di vivere la parola impegnativa e limpida del Vangelo: "Ero straniero e mi avete ospitato"». Cattolici cautiIl clima è rimasto teso per tutta la giornata di ieri, durante la quale sacerdoti e laici pavesi hanno scelto il «no comment» sulla vicenda. Lontano dai microfoni e dai taccuini, la paura per qualcuno di «dare nuovo fiato alle polemiche», e il desiderio di «non prendere parte a una vicenda già troppo esposta mediaticamente». A preoccupare molti è stata la velocità e la veemenza con le quali la notizia si è diffusa in rete tramite i social. Non ha scelto il silenzio, invece, don Moreno Locatelli, direttore della Caritas di Vigevano: «Premetto che ho appreso la vicenda dai giornali. Posso dire per quanto mi riguarda, che la messa l'avrei celebrata senza proclamare, ma non mi sento di condannare chi ha preso l'iniziativa. Per me, come rappresentante Caritas, i migranti sono persone prima di un problema sociale. Possiamo poi fare tutti i distinguo giuridici e politici, però dal problema umano non bisogna prescindere». --