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Decine e decine di concerti insieme, tre album in coppia e un'amicizia che è pura musica: quella tra Gino Paoli e Danilo Rea è un'affinità che va ben oltre la collaborazione tra professionisti, una sintonia rara e duratura che li porta a cercare di continuo nuovi stimoli e a sperimentare generi e sonorità molto lontane tra loro. La coppia di grandi artisti sarà protagonista sabato alle 21 in piazza Vittorio Emanuele II a Cervesina del concerto "Due come noi che...", spettacolo a base di voce, pianoforte e improvvisazione in cui si ripercorrerà la storia della musica italiana e internazionale, con una scaletta aperta che spazia tra le canzoni più amate di Paoli, chicche dei cantautori genovesi e classici napoletani e francesi. Abbiamo intervistato Paoli in vista dell'evento.La coppia Paoli-Rea è ormai più che consolidata: ma come è nata questa collaborazione?«La nostra collaborazione è stata frutto del destino, potremmo dire, uno di quegli incontri fortunati che capita una volta nella vita. Anche se siamo molto diversi, abbiamo una sensibilità simile, e tra di noi c'è una sintonia unica, un'alchimia difficile da spiegare, che ci fa capire con uno sguardo. Ormai siamo una "coppia di fatto" della musica».Dopo aver scritto pagine e pagine della musica pop italiana, a un certo punto ha deciso di virare verso il jazz. Come mai?«In realtà il jazz ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando lo ascoltai dai dischi dei soldati americani che avevano i carri armati parcheggiati fuori casa mia. Sentire la tromba di Louis Armstrong fu un colpo di fulmine. Il jazz, quindi, mi ha sempre influenzato nella costruzione delle canzoni, sia nella base melodica che in quella armonica».Oggi i tormentoni estivi sono molto diversi da "Sapore di sale" e a San Remo vincono brani come "Soldi" di Mahmood. Accende mai la radio?«Ascolto di tutto, ma senza seguire le "hit" o le mode: dalla musica sinfonica, alla classica, al jazz, fino alla musica argentina e messicana. Penso che la musica, quella fatta bene, bisogna ascoltarla tutta, senza limitarsi a un solo tipo». E il cantautorato? C'è qualche artista attuale che trova abbia raccolto l'eredità sua, di Tenco e di De Andrè?«Non mi piace parlare di "eredità", perché ogni artista è unico e non associabile agli altri. In generale, ho l'impressione che oggi ci sia la tendenza a considerare la canzone non come un mezzo espressivo, ma come un prodotto, che come tale deve accontentare il pubblico e raggiungere il successo. Come succedeva prima del famoso gruppo dei cantautori. Per noi invece suonare era un'esigenza, una necessità di esprimerci. Poi il successo è solo un incidente, un qualcosa in più».Dopo tanti anni sul palcoscenico cantare continua ad emozionarla? E soprattutto, preferisce scrivere o cantare?«Non riesco a fare a meno dell'emozione che mi regala il palco e del calore del pubblico. Anche se il fatto di continuare a cantare non mi impedisce di scrivere e di impegnarmi in nuovi progetti, come il disco appena uscito "Appunti di un lungo viaggio"».Lei è un noto amante del whiskey. Sabato sarà in Oltrepo, terra di grandi vini. Anche con il vino ha un buon rapporto? «Direi di sì. Apprezzo molto quelle terre dove c'è una visione quasi spirituale del vino, che non è visto solo come un prodotto da vendere». I biglietti (costo 22 euro) i possono acquistare prima dell'inizio dello spettacolo oppure in prevendita al comune di Cervesina, nel negozio "Moroni" di Voghera, all'agenzia viaggi "Maxerre" dill'Iper di Montebello, alle librerie "Il Delfino" di Pavia e "Namastè" di Tortona e alla cartoleria "Degli Alberti" di Varzi. --Serena Simula