Ciocca: «Non offendo nessuno rappresento quello che accade»
LA REPLICACiocca, ha visto cosa dice Amnesty dei suoi post su Facebook?«Facebook è uno strumento della gente comune, i politici devono interrogarsi e saper leggere il sentire comune. Io non ho mai fatto un post offensivo, rappresento fatti accaduti. Se andassi in via Padova a Milano e facessi una diretta, racconterei un fatto reale. È meglio una linea ipocrita come quella europea che dice che va tutto bene, che l'immigrazione è una risorsa, o dire che una cattiva gestione dei problemi ha determinato situazioni di criticità?».Come sceglie i contenuti?«Vita quotidiana, sentire comune, eventi. Un comportamento sbagliato di Junker (l'eurodeputato gli ha consegnato un etilometro, anche se i siti antibufala spiegano che non è alcolista ma malato, ndr), di Moscovici (episodio delle scarpe, ndr), di un rumeno o un rom. Presentare il conto delle cure al ladro al San Matteo rappresenta l'ingiustizia di dover anche pagare per salvare la vita a un criminale: il cittadino non lo accetta e il politico non può pretendere di farglielo accettare. Ho scritto anche di due cagnolini abbandonati a Spessa, di un padre che uccide una bambina».Stranieri protagonisti?«L'immigrazione è uno dei temi principali delle politiche Ue e io sono la coscienza critica di una Europa che non ne ha e che, su questo, ha fallito». Come si comporta di fronte a chi istiga alla violenza sulla sua pagina?«La pagina e il profilo sono seguiti da me, non ho spin doctor né sistemi di filtraggio: se uno parla male di Ciocca non si cancella il messaggio. Mia mamma è appassionata di Facebook, per molti uomini e donne anche settantenni è uno strumento per esprimere quel che sentono». Ed è accettabile tutto quest'odio?«No, ma la responsabilità è nella politica, non in chi, in modo diretto e spontaneo, si esprime anche in modo crudo. La politica deve fare in modo che il sentire comune si corregga, non mettendo il bavaglio ma costruendo un mondo diverso. Altrimenti è come nascondere sotto il tappeto problemi e drammi che esistono. Io sono contento che esista un canale di sfogo sulla rete e non sulla piazza: non processiamo il sentire comune; sono le cause che vanno rimosse». --