Senza Titolo
PaviaStrada chiusama pochi avvisiScrivo per una piccola protesta: se viene chiusa una importante via di accesso alla città come viale Cremona non sarebbe opportuno segnalarlo con cartelli più visibili e magari illuminati? E indicare dei percorsi alternativi? Come altri automobilisti l'altra sera non ho notato il cartello, davvero poco chiaro e poco visibile. Aggiungo che un po' di gentilizza da parte della vigilessa presente all'inizio del tratto chiuso non avrebbe guastato.Ippolita Roncoroni . PaviaPaviaUn «angelo»per gli infermieriCon l'inizio del pensionamento, si è concluso il percorso professionale di Giuseppina Ferrato, che dell'Ordine degli infermieri di Pavia è stata preziosa custode dal lontano 15 Novembre 1984. Con infinita riconoscenza a lei vanno i ringraziamenti dell'intera comunità professionale, che negli anni si è rivolta agli uffici dell'Ordine per richieste, certificati o per un consiglio in momenti di difficoltà. Giusy, come tutti la conosciamo, ha sempre avuto tempo e una parola per chiunque, a volte persino rinunciando alla pausa pranzo o ai pochi momenti tranquilli nella gestione amministrativa.In 45 anni ha dimostrato quanto e come sia possibile amare il proprio lavoro, anteponendo gli interessi altrui ai propri, senza mai smettere di lavorare in sinergia con gli organi direttivi nel percorso di valorizzazione della nostra professione.Per questo, e per tanti altri motivi, grazie Giusy.Michele Borri. PaviaBelgioiosoI quarant'annidella Casa della vitaRecentemente si è svolta la celebrazione dei 40 anni di vita della Casa di accoglienza alla vita di Belgioioso. Il clima è stato festoso e ha visto la partecipazione di moltissime persone Questa casa, prima in Italia, è sorta, d'intesa con il Movimento per la vita e dei Centri di aiuto alla vita (Cav) nel 1979 per opera di un prete straordinario, don Leo Cerabolini allora parroco di Belgioioso. Il suo grande amore per le persone e per la vita nascente l'aveva spinto ad aiutare tutte quelle mamme che in attesa di un figlio erano cacciate di casa perché la famiglia non voleva che si sapesse della gravidanza oppure si era creato attorno ad esse un clima ostile e per questo erano tentate dall'aborto.Don Leo voleva, in definitiva, creare un clima di accoglienza in modo che le mamme potessero portare avanti la gravidanza nel modo più sereno possibile. E così sono nati centinaia di bambini con storie di amore che ci fanno comprendere come per salvare un figlio una mamma affronti difficoltà inimmaginabili: occorre però darle una mano. E questo don Leo l'aveva capito e trasmesso ai tanti volontari che hanno aiutato e aiutano la casa. Il clima è sempre stato di gioia perché la nascita di un bambino ricompensa sempre dei sacrifici fatti.Poi la casa è cresciuta e all'aiuto offerto per evitare l'aborto si è aggiunto gradualmente la funzione di risolvere i rapporti con le famiglie, con i mariti o con i compagni. In certi casi è forte l'impegno per trovare lavoro alla donna e per renderla autonoma e mantenere il figlio. In molti casi la casa collabora con le istituzioni pubbliche che corrispondono una somma di denaro per l'assistenza.Comunque tutte le Case di accoglienza alla vita hanno anche il compito di cambiare l'attuale cultura della morte. Di case di accoglienza e di case famiglie ce ne sono molte e tutte svolgono azioni di solidarietà ma quelle collegate ai Movimenti per la vita e ai Cav hanno un "di più": sfidare con le armi della condivisione e dell'accoglienza quella mentalità favorita dalla legge che non riconosce il concepito come "uno di noi".Queste case sono una sfida a una mentalità di morte; la loro esistenza è una risposta grande alla "congiura contro la vita". Esse però hanno costantemente bisogno della nostra generosità per poter ulteriormente crescere e aiutare tutti a guardare con fiducia al futuro.Sandro Assanelli . Pavia