Volando spensieratamente sulle ali della crisi
Verrebbe voglia di archiviare la paradossale vicenda Alitalia-Atlantia come l'ennesimo scontro tra Vicepremier 1 e Vicepremier 2: io sto di qua, tu stai di là; se insisti, mi arrabbio; crisi subito, anzi domani, forse mai. Farsa di un governo che non governa, ma che urla e s'agita senza costrutto. E invece in questa storia c'è di più: la metafora di un Paese che vive spensieratamente il suo declino. Intanto, la cosa in sé. Ora, che le FS, scassate come sono - chiedere a chi non pendola sulla dorata Roma-Milano - possano salvare un'altra azienda scassata come Alitalia, è idea che va oltre ogni fantasia. Poi, davanti al fuggi-fuggi di altri soci potenziali, si aggiunga la trovata di chiamare al capezzale del moribondo la Atlantia-Autostrade dei Benetton, già soci di riferimento di Aeroporti di Roma: proposta caldeggiata a sorpresa da Luigi Di Maio, lo stesso che dopo il crollo di Ponte Morandi minacciò di ritirare la concessione ad Autostrade. Ma era il 27 aprile, un'altra epoca. Poi è venuto il 26 maggio, la disfatta elettorale, e la necessità di alzare la voce contro l'ingombrante Matteo Salvini. E dunque niente più Atlantia, «azienda decotta» ormai condannata a perdere le concessioni per volontà di Vicepremier 1 (ma non di Vicepremier 2) prima ancora che si pronuncino Procure e ministri. E vabbè. Solo che, saltata anche questa proposta cervellotica, all'Alitalia non resterà che fallire (per la quarta volta in dieci anni), o subìre proposte radicali e dolorose (Lufthansa vuole solo le tratte in utile e 4mila persone in meno), o aspettare l'ennesima manna pubblica. Già, si dirà, ma chi non è andato in soccorso di Alitalia? E viene alla mente Berlusconi che si adopera per una (fallimentare e inutile) cordata italiana di salvataggio, o Tonino Di Pietro che manifesta con piloti e hostess. Stavolta, però, forza delle coincidenze, Di Maio ha dichiarato guerra anche ad Arcelor Mittal che potrebbe mollare l'Ilva dopo che il governo ha cancellato per legge l'immunità dell'azienda da ogni responsabilità penale per il risanamento ambientale (non abbiamo inquinato, dicono i nuovi proprietari, proprio come dicono i due vicepremier quando si parla di debito). Se scappa anche Arcelor-Mittal, forse per Ilva non ci sarà altra occasione. Ma senza acciaio viene meno l'architrave di un paese industriale: lo sanno bene gli imprenditori che esportano meccanica di precisione, non le cozze (è questa l'alternativa alla quale pensa il governo...). La vendetta e l'umiliazione dell'avversario, in questo caso il poco made in Italy rimasto qui, non solo sono il contrario della politica, che in fondo è l'arte dell'accordo, ma quanto di più lontano ci sia dalla soluzione dei problemi. Una volta si raccontava di quel grande leader che affascinava il suo popolo dicendogli che con la sua sola volontà avrebbe spostato le montagne; poi dopo di lui venne qualcun altro che mise il popolo alla guida di ruspe e trattori. Riuscendo dove l'altro aveva fallito. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI