LE AZZURRE
IL PERSONAGGIOGUIDO BARELLANei suoi occhi, c'è tutto. Guarda dritto dritto dentro la telecamera mentre registra il videomessaggio che posterà su Instagram. «Tutto quello che ci accade dentro e fuori dal campo, questa grande attenzione che stiamo ricevendo, il sentire attorno il calore della gente che sta conoscendo e si sta appassionando a questo sport: beh, è davvero una grande soddisfazione. Ti dice che hai fatto bene a fare quello che hai fatto!»È lei, è Sara Gama, maglia azzurra numero 3 e fascia da capitano al braccio. È lei, e tornano alla mente le parole con le quali aveva descritto lo spogliatoio azzurro al momento della partenza per la Francia dopo il ritiro di Riscone: «Siamo spensierate ma concentrate». E, i fatti lo hanno dimostrato, non era affatto una contraddizione ma una intrigante realtà.LA SCUOLA CALCIOEra un frugoletto piccolo così, Sara, quando si iscrisse alla scuola calcio dello Zaule Rabuiese, storico club della periferia triestina: aveva 7 anni e l'avevano trascinata gli amichetti con i quali passava i pomeriggi a giocare a pallone sotto casa. Gastone Turcino è il dirigente che la tesserò la prima volta, Stefano Michelutti il suo primo allenatore. «Perché scelsi il calcio? Non lo so nemmeno io. A casa non c'era questa grande passione per il calcio ma io avevo sempre un pallone tra i piedi. Poi qualche bambino con il quale giocavo era andato allo Zaule e così ho iniziato anch'io. Due anni con i pulcini e due anni con gli esordienti. Poi il passaggio alla San Marco, che aveva il settore giovanile femminile». E da lì, il primo grande salto, la Serie A. Prima nella provincia friulana con le maglie del Tavagnacco e del Chiasiellis, poi nella capitale in quegli anni del calcio femminile: Brescia. E cinque anni fa il trasferimento al Paris Saint Germain, per una stagione non proprio fortunatissima a causa di una serie di infortuni ma decisiva per scoprire che un altro mondo, per il calcio femminile, era possibile (professionismo, le medesime strutture a disposizione della squadra maschile, stadi pieni...), e quindi il ritorno al Brescia. Campionato, Coppa Italia, Supercoppa italiana. Infine, da quando è nata, due anni fa, la Juventus. E, uno dietro l'altro, questi ultimi due scudetti. Sempre però con la medesima filosofia, quella che cerca di trasmettere ogni qualvolta si trova a incontrare le ragazzine e i ragazzini dei settore giovanili: «Fare sport - spiega Sara - significa stare tra amici e divertirsi. Questo è lo spirito che deve animare sempre il nostro mondo».LO SPORT E LO STUDIOPallone, tanto pallone. Ma non solo. Perché Sara ha anche trovato il tempo di laurearsi in Lingue e Letterature straniere all'Università di Udine ed è stata nominata presidente della Commissione sviluppo calcio femminile e membro del Consiglio federale della Federcalcio. Una protagonista. Anzi, un'eroina. Un'eroina del nostro tempo. Tale l'ha definita a marzo dello scorso anno la Mattel dedicandole una Barbie (pelle scura, i suoi tipici capelli ricci, la maglietta bianconera della Juve) nell'ambito della collezione "SHero" voluta «per rendere omaggio a modelli femminili di oggi, ognuno nel proprio settore, che sono ispirazione per le future generazioni». Sara Gama, dunque, al fianco, tra le altre, dell'ambientalista australiana Bindi Irwin, della giornalista polacca Martyna Wojciechowska e della ballerina Yuan Yuan Tan, a sottolineare, come disse la Mattel, «una grinta capace di ispirare ogni bambina a perseguire sempre i propri sogni». E Sara rispose: «Essere un esempio per le nuove generazioni nell'abbattere le barriere della società di cui lo sport talvolta è specchio: questo nuovo obiettivo mi spinge a dare sempre di più».Essere un esempio, perseguire i propri sogni. E oggi vivere questo momento speciale. «Ma adesso, dopo questa storica vittoria del girone, vogliamo toglierci altre soddisfazioni. Perché è bello che la squadra dimostri questo carattere», ha detto Sara dopo la sconfitta indolore contro il Brasile. Il tutto accompagnato da una di quelle occhiate che valgono più di mille parole, da vera capitana. «Perché gli occhi dicono tutto». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI