Platini nei guai per un pranzo con Sarkozy
Leonardo Martinelliparigi. Ruota tutto attorno a quel pranzo all'Eliseo, il 23 novembre del 2010. Sotto gli stucchi dorati si ritrovarono Nicolas Sarkozy, allora presidente, la sua consigliera per lo sport, Sophie Dion, e Claude Guéant, segretario generale al palazzo. E lui, Michel Platini, in quel momento presidente della Uefa e numero due della Fifa. L'obiettivo sarebbe stato proprio convincere l'ex attaccante della Juventus ad allinearsi al volere di Sarkò: appoggiare quell'idea all'apparenza stramba di organizzare i Mondiali di calcio del 2022 nel piccolo, caldissimo e ricchissimo Qatar. Puntualmente è quello che avvenne pochi giorni dopo, il 2 dicembre. Dal 2016 la giustizia francese ha aperto un'inchiesta per capire se c'è stata davvero corruzione da parte degli emiri per assicurarsi quell'evento.Ieri i giudici della temuta Procura nazionale finanziaria (Pnf), a Nanterre, alle porte di Parigi, hanno convocato «le Roi» per un interrogatorio, ma hanno poi deciso di metterlo addirittura in stato di fermo. La stessa sorte è toccata alla Dion, mentre Guéant è stato sentito a piede libero. Tra i muri del Pnf, un personaggio era assente, restando però inesorabilmente sullo sfondo di questa storia: Sarkozy, forse l'obiettivo principale dell'inchiesta (in Francia il potere giudiziario è sottoposto a quello politico e sembra strano che quest'ultimo non sia stato informato prima degli stati di fermo effettuati ieri).Ritorniamo a quel misterioso pranzo all'Eliseo, un incontro segreto. Vi parteciparono anche Tamin ben Hamad al-Thani, che era principe ereditario e oggi emiro del Qatar, e Hamad Ben Jassem, l'allora primo ministro. Non c'era Sébastien Bazin, comunque uomo d'affari influente, trait-d'union fra Sarkò e i suoi amici qatarini. E neanche Sepp Blatter, alla guida della Fifa fino al 2015, che ieri è ritornato a parlare di una telefonata in cui l'ex amico Platini gli spiegò dopo l'incontro di aver cambiato idea: non avrebbe più sostenuto gli Usa per i Mondiali del 2022 ma il Qatar, «perché Sarkozy me l'ha chiesto». Secondo le voci che giravano ieri a Parigi, Blatter sarà presto interrogato dagli inquirenti francesi.Quanto a Platini, il suo avvocato William Bourdon ha sminuito lo stato di fermo, specificando che «non è un arresto, è solo ascoltato come testimone». È vero che il fermo in Francia è utilizzato per «marcare stretto» durante un interrogatorio (dura massimo 24 ore, rinnovabili per un giorno ulteriore: è poi un giudice a confermarlo o meno). Ma di uno stato di fermo comunque si tratta. I magistrati ritengono che Sarkò, grazie a quel «regalino» agli emiri, ne volesse strappare altri da loro. Che comprassero la sua squadra del cuore, in difficoltà (il Paris Saint-Germain, Psg), come in effetti fecero pochi mesi dopo. E che aumentassero la partecipazione del fondo sovrano del Qatar nel gruppo di Arnaud Lagardère, amico di Sarkò, allora con problemi di cassa. Ubbidirono anche su questo. Su Sarkozy gravano già altre pendenze giudiziarie. Ebbene, potrebbe essere fatto fuori politicamente e in maniera definitiva proprio con questa brutta storia. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI