Un giallo tra i fornelli Matteo Colombo e il killer dei cuochi
I racconti gialli e la buona tavola: due delle più grandi passioni degli italiani si incontrano in "Q.B.", il primo romanzo firmato dal giornalista de "Il Popolo" Matteo Colombo, che giovedì alle 21 sarà ospite alla libreria Ubik di Voghera e venerdì alla stessa ora alla libreria Paola delle Paoline di Tortona. L'autore, che da anni tiene corsi di scrittura creativa nelle biblioteche e nelle librerie della zona, ha finalmente portato a termine la sua prima fatica letteraria, che uscirà grazie all'interessamento dell'editore milanese Unicopoli: «Il soggetto di "Q.B." - spiega Colombo - è nato nel 2011, quando per un concorso tentai la folle impresa di scrivere un racconto lungo in sole due settimane. Da allora ci ho lavorato per anni, facendo pause tra una ripresa e l'altra, scrivendo e cancellando di continuo. Il risultato, però, è stato apprezzato da Fabio Santi, autore Mondadori incaricato da Unicopoli di selezionare quattro titoli con cui inaugurare una nuova collana di narrativa, e così io e il mio editore (che si è sempre occupato di saggistica) ci siamo lanciati in questa nuova sfida insieme: questa è di fatto la prima volta per entrambi». Quanto al romanzo, è ambientato tra le sale di un ristorante stellato, il Beckett di Quinto Botero: «Lui è un po' il Cracco della situazione - spiega Colombo - ricercatissimo, intelligentissimo, sempre in televisione o sui giornali. Quando trovano morto il suo aiutante Tony, però, decide di affiancare le sue indagini personali a quelle della polizia, rappresentate dal detective Stoppani. La sua volontà di arrivare al colpevole si rafforza quando altri due omicidi si aggiungono al primo, soprattutto dal momento che si tratta di due cuochi. Appassionato più di cibo che di cucina - spiega ancora Colombo - mi affascinava l'idea di ambientare il mio romanzo in questo ambiente che ora va tanto di moda, e che già nel 2011 faceva parlare di sé: i cooking show erano agli inizi, Masterchef era alla prima edizione, ma l'attenzione su questo mondo era già alta. La vicenda, quindi, è costellata di profumi, di sapori, di invenzioni gastronomiche, ma il tutto nasconde una profonda ironia: ho spesso la sensazione che le grandi idee di questi chef siano un po' sopravvalutate, e in ogni caso guardo con una certa curiosità (per non dire perplessità) alla fama che hanno acquisito questi personaggi».Serena Simula