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PaviaLunga vitaa SpaziomusicaL'avventura di Spaziomusica ha avuto inizio a Pavia nel gennaio 1986 (io c'ero, un'altra era geologica), da un'idea di sognatori che - si sa - non possono che essere anche un po' folli. In comune la passione per la musica, l'amicizia e il buon vivere. Sono passati 33 anni, un'enormità per un locale di musica live che - per qualità e per durata - ha pochissimi altri esempi a livello nazionale e di cui Pavia deve essere fiera. Bruno Morani, mio complice e mio compagno di vita, da anni ci ha lasciato. Non ci sono più neanche Sergio Ferraboschi e Vittoria Dellavalle, ma è da lì, da quei nostri primi anni che viene l'impronta, quella sorta di marchio-di-fabbrica che ancora resiste, nonostante le ingiurie degli anni e i tempi sempre più difficili e perigliosi per chi organizza e diffonde musica e cultura. Grazie alle persone che lo hanno gestito dopo di noi, mettendoci passione e competenza: Simone Gazzotti e Patrizio Diana che nel 1999 hanno raccolto la nostra eredità, per passarla, qualche anno dopo, a Vito Savino e Ioris Delli (sempre dietro le quinte) e a Simone Marchetti, Alessandro e Marco Savino, Chiara e Ilenia Danieli. Fondamentale il ruolo di William Novati, responsabile delle idee, delle scelte e della conduzione musicale. Spazio ora cambia gestione, ma non cambia pelle. E da settembre (mancano pochi passaggi formali) sarà affidato a persone che di musica e birra ne sanno: Paolo Pieretto, Nino Parnisari, Thais Siciliano e Vittorio Peschiera.Al saluto di fine-stagione, diventato anche saluto di fine-gestione, naturalmente a suon di musica, hanno partecipato in tanti. Perché non si poteva non esserci, anche solo per un saluto, per una birra, per ritrovare gli amici. E per suonare ancora su quello storico palco che, in 33 anni, di concerti e di musicisti - mostri sacri e principianti, famosi e sconosciuti - ne ha visti di ogni colore e di ogni genere.E poi perché Spazio è Spazio.Una sorta di pellegrinaggio laico di varia umanità, di quelli che a Spazio sono cresciuti e che ora ci portano i figli "perché vengan su bene", di quelli che suonano o frequentano i concerti E di quelli che - come me- a Spazio continuano a sentirsi a casa. Lunga vita a Spaziomusica! E arrivederci a settembre.Daniela Bonanni. PaviaIl casoPatria potestà?Che brutta formulaHo letto sulla prima pagina della Provincia pavese di qualche giorno fa due parole che speravo non sentire più: "patria potestà".Spero che non l'abbiano pronunciata i giudici durante il processo alla coppia assolta per aver danneggiato il figlio con "sindrome da scuotimento", spero sia una svista. Ricordo, ma non credo di essere la sola, che nel 1975 con la legge sul diritto di famiglia questa parola è stata sostituita da "potestà genitoriale" dando a madre e padre gli stessi diritti e gli stessi doveri. Patria potestà indica che il potere in famiglia è unicamente del padre, come dai tempi del diritto romano. Potestà genitoriale indica che il potere in famiglia è condiviso fino a quando i figli non avranno la maggior età, tra madre e padre . Questa rivoluzione pacifica ottenuta dal Movimento delle donne è ignorata o è passata nelle menti e nei cuori?Non vorrei sostituire la parola patria con la parola matria come provocatoriamente fa la scrittrice Michela Murgia. Non vorrei le quote rosa neanche il famiglia. Mi basterebbe il 50% di potere di condivisione, di dialogo e mediazione degli inevitabili conflitti. Questo errore o dimenticanza nel citare ancora la patria potestà non è un lapsus freudiano, ma sicuramente una spia del fatto che non è stato ancora introiettato questo cambiamento fondamentale a tutti i livelli .Non bastano le buone leggi che a volte sono più avanzate dell'opinione pubblica. Occorre accompagnarle con una formazione culturale e tutte le agenzie educative (famiglia, scuola, chiesa, media) dovrebbero impegnarsi a motivare e a difendere i contenuti di leggi giuste perché vengano rispettate e monitorata la loro attuazione.Quando invece ci si trova di fronte a leggi ingiuste ( è capitato, capita e capiterà in un contesto di capitalismo illiberale) è giusto esprimere il proprio dissenso fino alla disobbedienza e organizzarsi politicamente perché vengano modificate.Marta Ghezzi. Pavia