Senza Titolo

Stefano Martorano«Un Europeo si vince stando uniti nei venti giorni in cui bisogna avere un'unica identità e consolidando il lavoro del tecnico che nei tre anni precedenti ha plasmato il gruppo». La ricetta per la vittoria arriva da Alberto Gilardino, azzurro laureatosi campione del mondo nel 2006, ma anche uno degli ultimi azzurrini che nel 2004 legarono il loro nome a quello che, a oggi, è rimasto l'ultimo dei cinque titoli europei della Under 21, un trionfo ancora indelebile nei ricordi e tra le emozioni del "Gila", analitico sugli aspetti non solo tecnici dell'Europeo di categoria ospitato in Italia.Prima dell'attualità, una domanda legata al passato: cosa le lasciò e cosa le diede il titolo di campione d'Europa conquistato con la Under?«L'emozione è ancora molto viva e la lego al coronamento di un percorso condiviso al gruppo, alla sensazione di esserci confermati squadra e giocatori di livello. In quella Nazionale il ct Claudio Gentile era riuscito a plasmare il gruppo e nei due anni precedenti alla fase finale riuscimmo a formare una grande squadra con i vari Barzagli, Zaccardo, De Rossi».Dalla fase finale però si riparte quasi da zero.«Non proprio, quelli sono giorni in cui devi restare sul pezzo e pensare a vincere le partite determinanti, ma conta molto il lavoro fatto prima e tutto parte da lontano, per questo conterà il lavoro fatto da Di Biagio per i nostri azzurrini ». Mancini sta lanciando i giovani in Nazionale, quasi sostituendosi con coraggio a quella fase di lancio che spetterebbe ai club.«Sta facendo un grandissimo lavoro e sono felice che abbia intrapreso questa strada, lo dico anche da allenatore. I giovani vanno lanciati e c'è bisogno di un cambiamento di mentalità».Di Biagio ringrazia, visto che Barella e Chiesa, tanto per fare due nomi, gravitano nella Nazionale maggiore. Secondo lei che Under 21 ha in mano Di Biagio?«Ha una buonissima squadra con individualità importanti. A lui spetta metterla nel modo giusto, ma al di là delle scelte tutti i ragazzi dovranno respirare qualcosa di diverso, l'aria di casa e la passione della gente. A proposito, spero davvero che l'Italia sia sorretta da una grande partecipazione e da un grande tifo e che in generale gli stadi siano pieni, perché ne va anche della nostra immagine».Mettiamoci nella testa di Federico Chiesa, conteso dalle big, o del serbo Luka Jovic, passato al Real Madrid. Secondo lei possono dare il massimo in questa rassegna, oppure si sentono già "grandi"?«Io semplicemente mi mangerei l'erba per far vincere un campionato europeo alla mia nazionale. E credo che sia Chiesa sia Jovic abbiano già chiaro in testa cosa vogliono fare nella loro vita, quindi non gli resta che farsi vedere al massimo. Entrambi possono rivelarsi grandi stelle dell'Europeo, con Chiesa che è un predestinato e con Jovic che è giocatore veloce e rapido, che sa calciare molto bene con entrambi i piedi ma che soprattutto sbaglia raramente».Altre nazionali come Inghilterra, Francia e Germania, campione in carica, stanno già raccogliendo il loro frutti avendo lavorato molto sui giovani.«Gli inglesi forse più di tutti. Il loro non è più un calcio "palla lunga e pedalare", ma un calcio più tecnico, anche se il discorso va poi contestualizzato anche con un campionato di qualità come la Premier, che beneficia anche di grandi allenatori come Guardiola, Klopp e Sarri. Comunque anche da noi c'è più cultura nella qualità e ricerca del gioco, nella tecnica e stiamo crescendo con giovani che stanno trovando sempre più spazio».Meglio "rubare" i giocatori che sono già in nazionale maggiore o lavorare col gruppo che si è conquistato l'Europeo?«Ogni allenatore ha i suoi modi di pensare, chi vuole premiare il gruppo storico e chi invece si avvale di tre o quattro tasselli che possono fare la differenza, ma credo che se c'è un talento, bisogna portarlo». Quale sarà l'avversaria più ostica dell'Italia?«Bisogna pensare di doverle affrontare tutte, sapendo che se arrivi con più forza mentale e fisica puoi permetterti di curare meglio i dettagli». Un occhio ai portieri ora. Scelga due nomi su tutti per l'Europeo.«Il genoano Radu. E prima ancora Meret, che ha già tanta esperienza internazionale. L'Italia ha anche un'ottima alternativa come il sampdoriano Audero». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI