Le conseguenze taciute della partita con L'Europa

Terminata, per ora, l'infinita campagna elettorale il governo blugiallo (il verde è ormai un ricordo persino nel pratone di Pontida), è ora di fronte ai fatti. In particolare al nodo europeo. La procedura d'infrazione che l'Europa ha messo in moto e che potrebbe sfociare nella decisione dell'Ecofin di luglio, è un nodo che non si può tagliare gordianamente. Finita la propaganda, la realtà si palesa. E ha un volto che può non piacere, ma si impone. La durezza dell'Europa nei confronti dell'Italia ha un motivo oggettivo, il livello del nostro debito, che può ripercuotersi sulla comune stabilità monetaria, e uno soggettivo, la natura del suo governo. In passato le due cose potevano neutralizzarsi, nessuno avrebbe messo nell'angolo uno dei paesi fondatori guidato da forze sinceramente europeista: oggi no. Perché l'Italia è il solo dei grandi paesi dell'Unione in cui i sovranisti sono al potere. La maggioranza che sorreggerà le istituzioni Ue ha chiara una cosa: o sconfigge quelle forze o potrebbe non esserci una prossima volta. La partita che si gioca con l'Italia è, dunque, insieme, politica ed economica. Perché scandalizzarsene se si teorizza il primato della politica? Del resto, cosa possono pensare gli europeisti davanti alla prospettiva che il M5S possa fare gruppo con i fautori della Brexit e che nella Lega si coltivi, al di là delle smentite formali, un humus in cui prosperano mai sopite pulsioni per l'uscita dalla moneta unica? Le sconsiderate ipotesi dei minibot, così come talune posizione leghiste sulle politiche di bilancio e ora l'idea di mandare al ministero degli affari europei personalità decisamente ostili all'euro, non sono prese di posizione a costo zero. Fuori dal "giardinetto di casa", si guarda all'Italia come un caso che può provocare il crollo dell'intera impalcatura europea. Una catastrofe sistemica. È chiaro cosa c'è in gioco? Naturalmente ogni scelta è legittima, tanto più in democrazia. I popoli vanno dove vogliono: persino nel baratro. Si può anche pensare di "spezzare le reni" all'Unione, se c'è la forza; di fare da soli, magari strizzando l'occhio a Trump e Putin. Ma sarebbe bene che la questione fosse esplicitata ai cittadini. E che le classi dirigenti, se ancora ce ne sono, dicessero al Paese le conseguenze che ne possono derivare. Poi ciascuno si assumerà la propria responsabilità, magari nelle urne. Così, finalmente, si chiederà di votare su qualcosa di diverso dalle percezioni. L'Europa ha deciso di giocare la partita e questa volta senza troppo fair play. In Italia, invece, si prendono posizioni che vanno nella direzione della rottura, ma senza dirlo. Non può durare. Conte e Tria lo sanno: avvertono l'isolamento internazionale e temono che dopo la diffidenza delle cancellerie esploda quella, assai più temibile, dei mercati. Anche Salvini lo sa, ma non ha ancora deciso se giocarsi tutto: quello che ha messo in moto non tollera arretramenti. Di Maio, come sempre, segue. - BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI