Mercatone, i clienti rischiano di perdere tutto
PAVIA. Le porte sbarrate. È successo così sabato scorso al punto vendita pavese di Mercatone Uno: i dipendenti sono rimasti fuori dal negozio la mattina, senza alcun preavviso, senza spiegazioni su ciò che sarà del loro futuro lavorativo. Con il passare dei giorni però, la protesta si estende.I CLIENTISono decine i clienti della provincia che a Mercatone Uno avevano acquistato mobili, oggetti d'arredamento o intere stanze. E che adesso rischiano di rimanere senza merce e senza i soldi anticipati. Da lunedì oltre 40 persone si sono recate nella sede di Federconsumatori per capire cosa ne sarà dei mobili ordinati e dei finanziamenti. Sulle oltre 40 persone che si sono rivolte a Federconsumatori (ma a Pavia e in provincia sono molte di più anticipa il presidente Maccabruni), il 10% ha acceso un finanziamento senza dare anticipo, il resto invece ha anticipato parte della somma, pattuendo di pagare il resto alla consegna. «I casi sono due - spiega Cristiano Maccabruni, presidente di Federconsumatori Pavia -. I clienti più fortunati, se così possiamo dire, non hanno versato l'anticipo ma hanno acceso un finanziamento. In questo caso possono inviare una raccomandata all'azienda e alla finanziaria e chiudere il finanziamento, bloccando l'addebito delle rate. Poi ci sono quelli che hanno dato un anticipo, in genere pari alla metà del valore della merce, mediamente dai mille ai 2mila euro. Questi purtroppo non vedranno la merce né i soldi». Cosa può fare chi ha versato un anticipo ? «L'unica possibilità è provare ad accedere alla procedura fallimentare - spiega Maccabruni -, quando si avvierà la procedura in tribunale potranno esercitare azione di rivalsa, sperando che dai conti della società emergano fondi per rimborsare i clienti».LA CRISIMercatone Uno era in crisi da oltre un anno. Una crisi però silenziosa, quanto meno agli occhi dei clienti, che hanno continuato ad acquistare e ordinare mobili, senza poter immaginare di trovare un giorno il negozio chiuso. Nel 2018 è stata ceduta la gestione dell'azienda a un fondo maltese che ha cercato di ristrutturare l'azienda, ma non ce l'ha fatta. Così, la settimana scorsa il fallimento è piombato su lavoratori, fornitori e clienti come un fulmine a ciel sereno. Ed ora non ci sono numeri da chiamare, non c'è più nessun servizio clienti attivo. Non è possibile avere risposta neanche scrivendo agli indirizzi mail dedicati ai clienti o interagendo sulla pagine social della società. --Giacomo Bertoni