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pavia. Un sacchetto di plastica può metterci anche mille anni a decomporsi. Come pure un contenitore di polistirolo. Un cotton fioc "solo" 20 o 30. E' plastica quasi il 50% dei rifiuti che inquinano mari e oceani. Una presenza che il gruppo Ecologia del dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano , coordinato dal professor Renato Casagrandi, tiene sotto stretta osservazione. Federica Guerrini, giovane dottoranda di Broni, lavora al progetto. «La presenza di plastiche negli ambienti marini ha assunto una valenza preoccupante - spiega -. Sono materiali resistenti, durevoli nel tempo, ricchi di additivi e altre sostanze assorbiti e poi rilasciati nell'acqua, capaci di veicolare sostanze tossiche agli organismi». In laboratorio il suo gruppo ha realizzato un modello in grado di ricostruire l'andamento delle correnti e di conseguenza seguire se non prevedere il percorso della plastica nei mari, in particolare nel Mediteranneo. «Monitoriamo il tratto tra la Sardegna e le coste francesi e liguri, il cosiddetto Santuario Pelagos, ricco di cetacei - spiega Federica Guerrini - La specie di riferimento è la balenottera comune, animale filtratore che ingerisce la microplastica. Non a caso la nuova direttiva Ue sulla plastica monouso mette al bando anche quella oxodegradabile che si frantuma essendo sensibile alla salinità e alla luce ultravioletta». Come volontaria Federica Guerrini ha partecipato la scorsa estate alla missione "Vele spiegate" di Legambiente, tra le isole d'Elba e Pianosa. «Su un tratto di costa vietato abbiamo raccolto una quantità indicibile di plastica - dice - ma soprattutto di polistirolo. Raccogliere tutto quello che si riversa nei mari è arduo. Serve la prevenzione. E un cambiamento nelle coscienze». --M.G.P.