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dall'inviatoAntonio Simeoli BOLOGNA. A Nord Est, prima del passaggio ai pro con l'Adria Mobil nel 2013, alle corse di amatori in cui si presentava, lo chiamavano l'Ufo. Arrivava dalla Slovenia e metteva tutti in fila. Ieri l'Ufo è atterrato sul Giro d'Italia. È vero, Primoz Roglic era il favorito della crono di apertura da Bologna al santuario di San Luca. Ma il 29enne si è divorato quegli 8 km, corsi davanti a una folla vogliosa di imprese, a una impressionante media di 36.200 km/h. Volando nei 6 km di pianura, completati in 6'68" e, se possibile, accelerando nei due km di salita, quando la strada s'inerpica in cielo con punte del 16%, proprio dove di buon mattino i tifosi avevano scritto sull'asfalto in giallo il nome di Pantani (sorvoliamo sul "W Auro", per il Bulbarelli riemerso dalle nebbie Rai e altro). L'Ufo si è preso la maglia rosa, prima per la Slovenia, in un giorno in cui l'attesa pioggia, che aveva consigliato i big tranne Simon Yates (Mitchelton) ad anticipare la partenza di oltre due ore, non s'è vista. Lo splendido rappresentante d'una nazione di due milioni di abitanti, ma che esporta nel mondo talenti assoluti (il baby fenomeno Luka Doncic nel basket Nba ora è il più noto), ha messo in fila tutti. Cinquantacinque all'ora di media in pianura, 17.9 sul muro finale mulinando 100 pedalate al minuto: pazzesco. Talmente forte da mandare fuori tempo massimo il povero giapponese Hiroki Nishimura (Nippo). «Sono felice», ha detto vestito di rosa. Determinato, glaciale. «Non ho pensato a dare distacchi, ma solo ad andare più forte possibile. Questa maglia rosa mi rende orgoglio, mi dà fiducia». Onore a lui, alla sua classe, alla sua voglia di vincere nel ciclismo, quando, almeno fino ai Mondiali juniores di Tarvisio del 2007, sognava di sfondare nel salto con gli sci. Una brutta caduta nel tempio del salto di Planica l'ha messo in sella. Il ciclismo ringrazia, s'è guadagnato un super corridore, capace di stravolgere il tradizionale cursus honorum della bici, la trafila delle giovanili, le gare under 23. Compirà 30 anni in ottobre, arriva da un quarto posto al Tour, da tre corse vinte nel 2019, Uae Tour, e fin qui niente di eccezionale trattandosi di gara nel deserto, ma anche Tirreno-Adriatico e Giro di Romandia, ben altra roba.Resisterà fino a Verona? Dai, non scherziamo. Dopo 12'54" di corsa, sa che il Giro è appena iniziato. Quindi nemmeno Mikel Landa (Movistar), che ieri se l'è presa un po' comoda (1'7" dall'"oggetto non identificato", col compagno Carapaz che fa 20" meglio), può più di tanto crucciarsi. Men che meno Tom Dumoulin (Sunweb), che avrebbe voluto giocarsi a secondi la prima rosa con Roglic e invece di secondi dal rivale ne ha presi 28. Gioire, invece, devono altri due favoriti del Giro: Miguel Angel Lopez (Astana) che ha fermato il cronometro sul 13'22", stesso tempo di Dumoulin, e soprattutto Vincenzo Nibali. Lo Squalo è andato fortissimo: intermedio alla Roglic e 13'17" alla fine, a 23" dalleader. E Simon Yates? Superlativo. Non temeva la pioggia, si è beccato il vento prima della pioggia. Due ore dopo Roglic ha corso quasi come Roglic: +19", solo 1" in più sulla salita. Menzione per Giulio Ciccone (Trek-Segafredo) con 6'02" è suo il record di scalata al San Luca. Bravo davvero l'abruzzese.Prendiamoci da questo gustoso anticipo di Giro l'entusiasmo di una città e di una regione legata incredibilmente alle due ruote, ringraziamo il vento che ha spazzato via le nubi, ci trasferiamo in un'altra culla di ciclismo, la Toscana, col sul taccuino una classifica intrigante e tre interrogativi: a Roglic converrà tenersela la maglia rosa prima d'un altro, probabile, volo interplanetario nella crono di San Marino domenica? Riuscirà ad andare così forte per venti giorni? E poi: gli Ufo esistono davvero? -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI