Ultimatum di Teheran sugli accordi nucleari

Istanbul. Due mesi per salvare l'intesa sul nucleare iraniano. Nell'anniversario del ritiro unilaterale Usa dall'accordo del 2015, il presidente Hassan Rohani annuncia le condizioni di Teheran per mantenerlo in vita: se entro 60 giorni i restanti partner - gli altri membri del Consiglio di sicurezza Onu più Germania e Ue - non soddisferanno le sue richieste per contrastare gli effetti delle sanzioni americane in campo petrolifero e bancario, la Repubblica islamica si sentirà libera di riprendere il cammino verso l'arricchimento dell'uranio e sviluppare il reattore nucleare ad acqua pesante di Arak. «La finestra che è ora aperta per la diplomazia non lo rimarrà a lungo», ha avvisato Teheran. L'annuncio ha subito scatenato la reazione di Israele. «Non consentiremo all'Iran di avere armi atomiche», ha minacciato il premier Benyamin Netanyahu, mentre resta alta la tensione dopo l'invio verso il Golfo Persico di una flotta da guerra americana guidata dalla portaerei Abramo Lincoln e da una task force di cacciabombardieri B-52. Ma per il momento il segretario di Stato Mike Pompeo ha parlato di un annuncio «intenzionalmente ambiguo», spiegando che gli Usa «aspetteranno e osserveranno» gli effettivi comportamenti dell'Iran, non le minacce. Per dimostrare che fa sul serio, Teheran smetterà da subito di vendere i suoi stock in eccesso di uranio arricchito e acqua pesante, superando così i limiti di riserve stabiliti dal Piano d'azione congiunto (Jcpoa). «L'accordo sul nucleare ha bisogno di un'operazione chirurgica e gli antidolorifici dell'ultimo anno non sono stati efficaci. Questa operazione serve per salvarlo, non per distruggerlo», ha spiegato Rohani. Tutt'altro che un abbandono del patto, ha assicurato. --