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Trentamila lastre recuperate, dodicimila da recuperare. Ventimila lastre scansionate, diecimila ancora da scansionare. Conti alla mano, il traguardo del restauro totale dell'archivio Cicala non è poi così lontano: oltre il settanta per cento di ciò che doveva essere fatto è stato portato a termine, e quello che manca è solo un rush finale, un ultimo scatto prima di poter finalmente tagliare un traguardo per cui si corre ormai da vent'anni. Il problema, inutile dirlo, è come sempre economico: la storia dell'archivio fotografico vogherese, incredibile contenitore di memorie nonché vero e proprio testamento iconografico della città, si è interrotta bruscamente con l'ultimo intervento conservativo effettuato nel 2013, e da allora è rimasto monco, in parte ordinatamente ricostruito e in parte ancora tutto da scoprire. In questi giorni, gli uffici della cultura del comune di Voghera sono al lavoro su un bando che Regione Lombardia avrebbe stanziato per la conservazione dei beni archivistici, un contributo che potrebbe davvero segnare la conclusione di un'impresa.Una lunga storia«La storia dell'Archivio Cicala - spiega Paolo Paoletti, direttore della Biblioteca di Voghera dove l'archivio è conservato - è molto lunga, e comincia per la precisione nel 1863, quando il fotografo bobbiese Davide Cicala decide di aprire uno studio fotografico qui a Voghera. Molto talentuoso, creò in breve tempo un grande viavai intorno alla sua bottega, dove tutti i vogheresi andavano a farsi fotografare: quando cedette l'attività al figlio Vittorio, lo studio funzionava a meraviglia, ed era anche frequentato da artisti del calibro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, il quale divenne amico personale dello stesso Vittorio, che fotografò anche alcune delle sue opere. In seguito la bottega passò nelle mani di Egidio Rossi e poi ancora di Claudio Nobile, il quale finì per ereditare tutto il materiale in esso contenuto. Il dono alla cittàNobile lavorò fino agli anni Settanta, poi chiudendo il negozio decise di donare tutto alla città: quarantacinque mila negativi, settemila stampe, attrezzature e molto altro, che vennero archiviate in attesa di essere studiate». Finito in qualche scatola dell'ex archivio storico, il materiale rimase lì fino alla fine degli anni Novanta, quando l'amministrazione si pose per la prima volta il problema del suo recupero: «Dopo uno studio preliminare affidato allo studio Berselli di Milano, si cominciò ad agire con i primi fondi sulle positive di fine Ottocento, - continua Paoletti - quelle che stavano accusando maggiormente il trascorrere del tempo. Staccate una per una con il bisturi, ripulite in maniera certosina, sono state recuperate una per una prima di passare alla seconda fase, quella delle lastre. Grazie a un altro fondo (in parte regionale e in parte comunale) e alla sponsorizzazione del Gulliver, a cavallo tra la fine degli anni Novanta e l'inizio del Duemila abbiamo avuto la possibilità di acquistare i materiali necessari e di formare una squadra di operatrici molto efficienti che hanno provveduto a pulire e archiviare con materiali appositi (buste singole fatte di carta priva di acidi) qualcosa come trentamila lastre fotografiche, poi in parte (circa i due terzi) digitalizzate e messe online». Hanno lavorato come catalogatrici (scheda fotografica SIRBeC della Regione Lombardia) e per la manutenzione straordinaria dei fototipi (dopo aver seguito un corso ad hoc organizzato dal Comune di Voghera, Regione Piemonte, Istituto italiano di fotografia): Paola Lorenzi, Nicoletta Pezzini e Roberta Manara. Nel 2010 l'ultimo intervento significativo, nel 2013 un'altra piccola operazione, poi più nulla. «Purtroppo- conclude Paoletti - i tempi sono cambiati, e i fondi per la cultura sono sempre più esigui. Avendo noi già i materiali e le attrezzature necessarie occorrerebbe a spanne qualcosa più di diecimila euro per finire il lavoro, ma al momento il comune ha le mani legate. L'unica possibilità oltre a una improbabile donazione sono i fondi stanziati dalla Regione: entro giugno provvederemo a richiederli, e se riusciremo ad aggiudicarceli speriamo di poter al più presto dichiarare salvo il nostro archivio cittadino». --Serena Simula