Agricoltori "abusivi" da quarant'anni

Paolo Fizzarottizinasco. Mais, biomasse, barbabietole: coltivati a rotazione abusivamente da più di quarant'anni negli appezzamenti di terreno demaniale in riva al fiume Po. Ma non solo: quando non li coltivavano in prima persona, li affittavano ad altri agricoltori pur non avendo in effetti alcun titolo di proprietà su quelle terre.Alla fine i carabinieri forestali di Pavia hanno scoperto l'andazzo e li hanno denunciati a piede libero perché «hanno occupato porzioni di aree demaniali, traendone un ingiusto profitto con la coltivazione dei suoli, in assenza di regolare concessione».le denunceA finire nei guai sono stati cinque agricoltori residenti a Zinasco: si tratta di D.V., D.A. e D.V. Con loro sono stati denunciati gli affittuari abusivi: B.E. e F.P. Rischiano una condanna fino a due anni di reclusione, più le sanzioni pecuniarie. Le denunce sono scattate alla fine di aprile, dopo una lunga ed elaborata attività di accertamento e analisi. A innescare i controlli era stata una segnalazione giunta dalla Regione Lombardia tramite l'ufficio Utr di Pavia. La segnalazione segnalava l'utilizzo abusivo di aree nella «sinistra idraulica» del fiume Po, tra i comuni di Zinasco e di Cervesina.I controlli hanno permesso di stabilire che i tre agricoltori avevano occupato i terreni sfruttando un decreto del Magistrato del Po datato 24 giugno 1976. Il documento certificava che il corso del fiume si era spostato da alcune aree, che quindi «avevano perso la funzionalità idraulica»: in pratica il fiume non passava più da lì, neppure in caso di piena. Il decreto non dava però diritto di proprietà ai tre richiedenti, o frontisti, che invece lo avevano utilizzato abusivamente, per una porzione di circa 10 ettari. Dal 1976 a oggi i terreni, molto fertili a causa della precedente attività del fiume, erano stati coltivati regolarmente.il subaffittoI carabinieri forestali di Pavia, con le loro indagini, hanno scoperto però una ulteriore aggravante della vicenda. I tre frontisti abusivi, quando non potevano coltivare direttamente i 10 ettari di terreno, avevano stretto accordi a titolo personale oppure addirittura formalizzato contratti di affitto con altrui due agricoltori: B.E. e F.P., appunto. Che, a loro volta, versavano i relativi canoni ai tre abusivi. In questo modo anche i due affittuari, come accusano i carabinieri forestali, «avevano tratto un ingiusto profitto proveniente dall'utilizzo e dalla coltivazione illecita di terreni di proprietà dello Stato». A quanto sembra i cinque denunciati si sono giustificati spiegando che ritenevano di non commettere alcun reato. --