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Si definisce un pittore visionario, perché «questo termine mi piace, dà la sensazione di colui che va oltre il dato oggettivo e che definisce un mondo capace di astrarsi dalla realtà». Angelo Bertoglio, 68 anni, cremonese di nascita ma residente a Pavia dall'età di quattro annj, inaugura domani alle 18.30 alla Galleria Marco Fraccaro del Collegio Cairoli di Pavia la sua mostra "Periferiche cromie", curata da Claudio Cerritelli. Bertoglio è da sempre innamorato dell'arte e della pittura: liceo artistico prima, quindi Accademia di Brera dove segue i corsi di Domenico Manfredi e Guido Ballo, diplomandosi con una tesi su Osvaldo Licini, la cui opera lo avvicina alla dimensione lirica dell'astrazione. Indaga quindi la pittura nei suoi viaggi a Basilea, Parigi, Madrid, Monaco studiando i maestri del passato nelle Pinacoteche.Lunghi momenti di contemplazione, che lo porteranno a perseverare nel proprio credo artistico arrivando -tra l'altro- a esporre alla XXX Biennale Nazionale d'Arte Contemporanea al Palazzo della permanente di Milano, al Castello di Sartirana e a Pavia, prima a Santa Maria Gualtieri e poi al Castello Visconteo. Ma Angelo Bertoglio ha cercato anche di trasmettere la sua passione ai ragazzi, non abbandonando mai la sua professione di insegnante di arte nelle scuole: alle medie di Villanterio, alla Casorati di Pavia e nei piccoli istituti a Ruino, Zavattarello e Romagnese. Quindi anche alle superiori, alle magistrali presso il Cairoli di Pavia. Esperienze di rapporto con i suoi alunni che custodisce nel cuore. «Perché i ragazzi a quell'età sono nella loro fase più forte di assorbimento -spiega- e quindi prima che studiare sui libri devono imparare a innamorarsi di ciò che è arte». «Spirito colto e rigoroso, Bertoglio appartiene a quell'area sempre più circoscritta di artisti che osano ancora affidare ai classici strumenti della pittura la risonanza poetica dell'immagine -così lo descrive il curatore Claudio Cerritelli- sognata e conquistata attraverso la fatalità dell'atto pittorico che sempre si rinnova senza mai indossare i panni della falsa attualità». Di se stesso Bertoglio dice di non essere artista, bensì pittore. «Ho sempre scelto di esserlo e di restare tale -conclude- perché la possibilità dei linguaggi della pittura sono infiniti e non basta una vita per esplorarle. In virtù di questa consapevolezza ho desiderato rimanere a sondare il vecchio mestiere del pittore. Amo lavorare con i colori, è troppo facile dire che ormai sia diventato desueto». E i colori di "Periferiche cromie" sono caldi, predominano le sfumature del marrone, del giallo. Ma sono fasi, queste, che attraversano l'istinto di Bertoglio che ora, ad esempio, ammette di star sperimentando particolarmente il verde. Un pittore visionario, come detto, in cui esiste la componente metafisica, con scelte a volte aniconiche per "giocare" sia con le presenze che con le assenze. Proprio queste ultime per Bertoglio sono «un parallelo oltre la fisicità. L'assenza è una soglia, oltre a cui la pittura basta a se stessa, ha una sua sonorità e una sollecitazione visiva senza più bisogno di ricorrere alle immagini».Daniela Scherrer