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carlo e. gariboldiÈ molto più che la biografia di un ciclista dell'epoca eroica, il Romanzo di Baslòt, vita e imprese di Giovanni Rossignoli. Il libro che viene presentato questa settimana, scritto da Claudio Gregori, è un affresco di Pavia, del Borgo, oltre che degli albori di uno sport popolare, che con Bottecchia, Binda, Bartali e Coppi, ha fatto sognare l'Italia e gli italiani. Gregori è un narratore di razza, Trentino trasferito al collegio Borromeo per studiare Lettere ha voluto e potuto esprimersi al meglio nei tanti anni passati in giro per il mondo a raccontare Olimpiadi, giri, tour, campionati e campioni. È stato ed è una dei grandi narratori della Gazzetta dello Sport.Su sollecitazione dei borghigiani Pier Vittorio Chierico e Antonio Maggi, ha girato gli archivi di comuni e parrocchie. Ha riletto libri e soprattutto le raccolte dei quotidiani dell'epoca, scovando storie, aneddoti e raddrizzando leggende che riportate oralmente, meritavano di essere interpretate e corrette.Giovanni Rossignoli nasce a due passi dal ponte Vecchio (quello bombardato nella Seconda guerra mondiale) il 3 di dicembre del 1882, figlio di un oste da cui eredita - tra l'altro - il soprannome Baslòt, che poi è la tazza nella quale si serviva un vino forse molto simile alla Barbera. Non una prelibatezza, ma scaldava il fisico e gli animi dei tanti avventori dei locali oltre il Ticino.Il fiume - ci ricorda Gregori - è stato confine di Stato tra Lombardia e Piemonte fino al trattato di Aquisgrana. Nel 1774 le contee di Vigevano, Voghera e Bobbio si staccano dal Ducato di Milano e passano ai Savoia. Maria Teresa d'Austria che già pensa al rilancio dell'Universita di Pavia, sposta il confine dal Ticino al Gravellone, tenendo il Borgo attaccato a Pavia. Il Siccomario è già Piemonte, diocesi di Vigevano. Il Borgo è un quartiere e un mondo. Di barcaioli, lavandaie, osterie e pescatori. È diviso in cinque zone. Burg a Bass, ossia via Milazzo, Burg in sü, dove abita Rossignoli, tra via dei Mille e Santa Maria in Betlem, Cà Bella, Strä Persa e Acqua Negra.Gregori racconta il contesto. Gli incontri che forse fa limberbe Baslutin. Da Ada Negri al giovane Albert Einstein, amante del Ticino, del ponte (che ricorderà in una celebre lettera in età avanzata) e la bicicletta.Pavia è la città delle due ruote. Qui, sì, proprio qui, sostiene Gregori, nella piazza d'Armi il 18 maggio 1869 si tiene la prima corsa per velocipedi mai organizzata in Italia. Perché a Pavia? Gregori ce lo spiega: il 5 aprile 1869 la Giunta municipale di Milano aveva «vietato l'uso dei velocipedi in qualsiasi ora del giorno e della notte nell'interno della città».In pratica: quelle ruote di ferro sul porfido facevano un rumore dell'accidente. I pavesi, abituati a sopportare di tutto, non avrebbero storto il naso per un po' di chiasso.Giovanni Rossignoli si avvicina allo sport partendo dall'acqua, da canale, il Ticino. Nuota, come si nuotava prima che si importasse il crawl dall'Australia (altra, interessantissima, dissertazione gregoriana), voga, si tuffa.«Il tuffo dalla crocetta,cioè dal tetto della cappella di San Giovanni Nepomuceno, sul ponte, era prova di provato ardimento», racconta Mino Milani.Il battesimo alle corse ciclistiche per Rossignoli è a 17 anni. Da due è capofamiglia, gestisce l'osteria dopo la morte prematura del padre. A Sommo partecipa alla prima competizione. È l'inizio di un amore. Baslòt è uno sportivo serio, il prototipo del professionista: pane e allenamento. Tutti i giorni. Il debutto vero è un'iniziativa della Gazzetta dello Sport: la Gran Corsa. È il 21 e 22 luglio 1902. Ci ci sono 540 chilometri da percorrere, non una passeggiata: strade sterrate, biciclette da 15-16 chili più il carico, comunicazioni zero. È una prima che finisce male. L'anno dopo, stessa corsa, sarà la consacrazione: 600 chilometri con il traguardo al Trotter di Milano. Rossignoli arriva da solo e fa segnare un distacco da guinness: 4 ore e 35 minuti. «Ha viaggiato alla media di 24,800 km all'ora. Incassa il premio-vittoria, 1000 lire, più 500 lire dalla Bianchi, che gli ha fornito la bici, e altre 500 dalla Dunlop che gli dà le gomme. Una fortuna», scrive Gregori. Un anno dopo è al Tour de France. Rossignoli raggiunge Parigi in compagnia dell'amico-rivale Giovanni Gerbi, detto il Diavolo rosso. Vanno in Francia in bici, in cerca di avventura, senza soldi. Rossignoli e Gerbi sono gli unici italiani: è la seconda edizione di quella che diventerà la Grand Boucle, la corsa a tappe più ricca e importante al mondo. Quel primo anno in terra francese finisce malissimo: bicicletta distrutta alla prima tappa. Disperazione e rabbia. Tornerà al Tour altre sette volte. Al Giro d'Italia è subito protagonista. Terzo nel 1909, prima edizione. Gareggia fino al 1927, a 44 anni.La vita di Giovanni Rossignoli attraversa due guerre. Prima ciclista, poi a capo di una società sportiva, la Rossignoli -Bolzoni. Nel tempo libero nuota e voga. Uno sportivone. Si gode la vita. Come dirigente vede fiorire l'astro nascente del ciclismo tricolore. Fausto Coppi vince proprio a Pavia la sua prima vera corsa. E' il 29 maggio del 1939. Una carriera, quella del Campionissimo, rovinata in parte dalla Guerra. Che non rispamia neppure Rossignoli.Nel '44 scappa in fretta e furia dall'osteria ed evita le bombe degli Alleati. Ma il borghigiano si prodigherà per aiutare tante famiglie. È un generoso, un uomo del popolo. Una figura genuina e autentica che merita di essere ricordata. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI