Senza Titolo
Caro direttore,ti scrivo, oggi, giorno di Pasqua, dalla mia casa in Salento. Mi sono allontanato dall'Ateneo per un paio di giorni per una pausa reclamata dalla famiglia e dalla salute (anche quella spirituale). Vengo però raggiunto, tramite il tuo giornale, dagli echi delle polemiche che si vanno suscitando a Pavia attorno alle celebrazioni del 25 aprile. E ne sono, inevitabilmente, rattristato; per due ordini di motivi.Parlo anzitutto di quelli di natura personale (tutto sommato i meno importanti). Infatti, l'accesa discussione, nata da una questione di "metodo" (chi, perché e come ha scelto l'oratore ufficiale) va tracimando. Leggo così sommarie valutazioni relative alla mia idoneità a tenere l'orazione. Addirittura, vi è chi - da quanto riportate - invita a preparare fischi e pomodori marci. Non vorrei che questi, nell'impossibilità di colpire il "metodo", finiscano per centrare il sottoscritto! Scherzi a parte: nell'auspicio che ciò servisse a rasserenare il clima ho creduto di accogliere l'invito del Commissario prefettizio - il quale sa quanto nella nostra conversazione abbia pesato il suo richiamo al mio "senso delle istituzioni" - per una soluzione che fosse accettata da tutti. Mi sembra almeno ingeneroso che qualcuno ne approfitti per rinfacciarmi questa o quella scelta.Però - come dicevo - sono rattristato soprattutto da motivi di ordine generale. Non entro nel merito del perché la scelta dell'oratore sia stata così complicata, delle colpe - se vi sono stare - degli uni o degli altri. Ma vorrei riflettere assieme ai lettori sull'ordine di grandezza di questo problema. Attenzione: non intendo dire che, se errori sono stati fatti, non vadano discussi sino in fondo. Sono certo però che questa discussione non può offuscare il senso della festività che è alle porte. Come, il 25 aprile compie 74 anni e noi ci apprestiamo a festeggiarlo litigando? Non dovremmo piuttosto fare tacere i disaccordi e ascoltare gli insegnamenti che è ancora capace di impartirci? Non dovremmo piuttosto riflettere su come rendere quegli insegnamenti fruttuosi?Caro Direttore, il tuo giornale titola oggi "Nubi sul 25 aprile" (con sotto la mia foto). Ecco, io credo che il 25 aprile debba spingerci a guardare davvero in alto, verso il cielo della nostra comunità politica. Stanno lì le promesse e le minacce, il sole e le vere nubi.La Repubblica ha un'agenda seria, urgente, impegnativa. I nostri ragazzi ce l'hanno ricordato di recente. Sono scesi in piazza - in modo unitario! - per ricordarci il valore della grande, meravigliosa casa che tutti noi abitiamo. Il continente europeo invecchia e, dall'altra parte del "mare nostrum", ce n'é uno giovane in cerca di benessere e sviluppo. Cosa aspettiamo a impegnarci per far convergere queste tendenze?Forse siamo in attesa di potere parlare, come Europa, con una voce sola. Già. E non è questo, il destino dell'Unione, un altro tema grande al quale lavorare assieme, ciascuno con le proprie ricette? E se questa agenda risultasse troppo maestosa, troppo distante, non meriterebbero tempo, intelligenza, energia, i progetti sulla nostra Pavia?Tra un po' la città andrà al voto e molte cose restano ancora da dire, al di là del nome dei candidati. Dedichiamoci anche un po' a questo. A me pare che sia sempre necessario, nel lavoro, nella vita, nell'impegno civile, interrogarsi sulle priorità e che sia un grave errore sacrificare le cose grandi a quelle piccole. Lo so, non possiamo farne a meno. È di cose piccole che è fatta la nostra vita. Ma allora cerchiamo, almeno in occasione delle solennità, di alzare lo sguardo, di ritrovarci in una riflessione comune, di festeggiarci, offrendoci reciprocamente non pomodori marci, ma il meglio di noi come persone e come cittadini. --* docente ordinario di Storia delle istituzioni politiche, rettoredell'Università di Pavia Caro Rettorenon ho mai dubitato un istante delle ragioni che ti hanno spinto ad accettare il compito, delicato, di oratore ufficiale alla manifestazione del 25 aprile a Pavia. Penso che il tuo obiettivo di rasserenare un clima così maldestramente turbato sia onorevole. E se qualcuno ritiene di doverti rinfacciare questa scelta, non farà che peggiorare una storia già brutta. Come non condividere, d'altra parte, la tua aspirazione a una riflessione più matura e condivisa del 25 aprile? Però dici anche che la discussione sorta a Pavia "non può offuscare il senso della festività che è alle porte". Mi spiace. Ma lo ha già fatto. E non credo in modo casuale. Le bassezze quotidiane della politica, come sempre succede, prendono a calci le aspirazioni più elevate. Per me, caro Rettore, la situazione è questa: un politico di Pavia ha impedito a un giornalista autorevole, a una persona per bene, di parlare alla celebrazione del 25 aprile perché ha alle spalle una storia di sinistra. Questo per "opportunità politica", la maledetta formula italiana che giustifica tutto, anche i comportamenti più gretti. Questo in un paese, per dire, che ha un bancarottiere quale membro del governo, e per il quale non sembra porsi alcun problema di opportunità. Non vale la pena di rifletterci? Un'ultima cosa, caro Rettore, ma per chi ci legge: lasciamo perdere fischi e pomodori. Giovedì festeggiamo chi ha combattuto perché ognuno possa pensare, salire su un palco e parlare liberamente. Non aggiungiamo volgarità a volgarità. --Alessandro Moser