Nessuna tregua se Haftar continuerà a minacciare Tripoli

Francesco Semprinitripoli. Nessuna tregua, la guerra continua. Il Governo di accordo nazionale di Fayez al-Sarraj ribadisce che non accetterà alcun cessate il fuoco fin quando le forze del generale Khalifa Haftar proseguiranno il loro attacco a Tripoli e non saranno ritornate alle posizioni di partenza. La battaglia continua quindi anche nei cieli della capitale dove ieri c'è stato il primo abbattimento dall'inizio dell'offensiva di Khalifa Haftar. Si tratta di un velivolo militare delle forze comandate dal generale, un Sukhoi secondo quanto riferito da fonti locali, intercettato e abbattuto dalla contraerei governativa nell'area di Wadi Rabie, a sudest di Tripoli. I militari hanno precisato che il caccia è stato colpito nell'area di Qaser bin Ghashir, la zona sotto controllo dei soldati di Haftar nei pressi dell'aeroporto internazionale da un razzo terra-aria Sam. Il pilota si è lanciato col paracadute prima che l'aereo si schiantasse a terra a causa dei gravi danni subìti e nei suoi confronti è iniziata una caccia da parte della fanteria del Gna. È il primo episodio dall'inizio di questa nuova guerra civile libica che vede l'impiego di aerei militari da parte di entrambe le compagini, autori di bombardamenti misurati e talvolta approssimativi che mietono vittime anche tra i civili. duro bilancioComplessivamente i morti dall'inizio delle ostilità sono saliti a 130, tra cui si registrano 35 bambini, i feriti sono almeno 750 di cui 200 molto gravi, come riferisce l'Organizzazione mondiale della sanità. È di circa 16mila invece il bilancio degli sfollati, secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha), precisando che oltre duemila sono le persone che hanno lasciato le proprie case solo tra sabato e domenica. La novità, in termini di bilanci, è invece il primo parziale di vittime sul versante haftarino: «oltre 100 i morti» tra le forze del feldmaresciallo. Dinnanzi al tributo di sangue, la diplomazia accelera gli sforzi, a partire dagli incontri di oggi a Roma, dove si trova il vicepremier del Qatar, Mohammmed Bin Abdulrahman Al Thani per un bilaterale con Giuseppe Conte, e il vicepresidente libico Ahmed Maetig per un'agenda di incontri col premier italiano e col ministro degli Esteri Enzo Moavero. haftar in egitttoIeri invece Haftar si è recato al Cairo dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, il quale ha confermato «il sostegno dell'Egitto agli sforzi della lotta contro il terrorismo e le milizie estremiste per realizzare la sicurezza e la stabilità della Libia». L'appoggio del Paese confinante è anche «agli sforzi mirati a porre le basi di uno Stato civile stabile in Libia e ad avviare la ricostruzione». L'Egitto si conferma quindi sponsor del generale non solo dal punto di vista politico, vista la presenza sul terreno di battaglia alle porte di Tripoli di elementi provenienti dal Paese. Come quello catturato qualche giorno fa, sempre ad Ain Zara il quale, secondo quanto riferisce Libya Observer, ha confessato di essersi imbarcato su un volo in partenza da Benina, l'aeroporto di Bengasi, e diretto a Jufra. Lo stesso dove «erano a bordo 14 libici, 30 egiziani e sei consiglieri militari francesi». la legione straniera Ecco che emerge quindi il profilo della "legione straniera" di Haftar, volontari, mercenari, specialisti, consiglieri e manovalanza molto giovane. Come i due prigionieri tuareg che abbiamo avuto modo di incontrare nella prigione di Zawia: «Dicono di essere libici, ma sono ciadiani», ci hanno detto i responsabili della 1 Brigata che presidia la struttura. Secondo il Telegraph, invece, «la società russa Wagner Group ha inviato 300 contractor a Bengasi assieme ad armamenti, artiglieria, carri armati, droni e munizioni». «L'impiego è volto alla sicurezza dei porti di Tobruk e Derna a tutela della flotta russa», spiegava il quotidiano britannico. Più volte, in passato, è stato evidenziato l'impiego di manovalanza straniera da parte di Haftar nella campagna per la conquista del Sud. La missione Onu, Unsmil, aveva denunciato lo scorso anno le violenza a Sebha e il sindaco della città, Hamid al-Khayali, tuonò contro «l'occupazione di forze straniere nella Libia meridionale». Presenze sudanesi del Darfur in particolare, denunciate da Karthoum e identificati nei movimenti ribelli Sudanese Liberation Army (Sla) e Justice and Equality Movement (Jem). È presente anche il Front for Change and Concord in Chad (Fact), gruppo ciadiano oltre un migliaio di combattenti. «Col sospetto - spiega Crisis Group - che il governo di N'Djamena spinga di proposito questi scomodi elementi verso il confine libico per tenerli buoni ed evitare che facciano guai in patria». - BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI