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pavia. Pavia anni '50. La città operaia, nei ricordi di Giulio Guderzo - all'epoca studente e allievo del collegio Ghislieri - è un fiume indistinto di biciclette che scorre fiancheggiando il Naviglio fino alla Necchi. «Era la Pavia del miracolo economico» rievoca a più di mezzo secolo di distanza Guderzo, oggi professore emerito dell'Università di Pavia e pioniere degli studi di storia locale contemporanea. La Pavia che in pochi decenni si è dissolta, insieme alle sue fabbriche, agli operai e ai movimenti sindacali che infiammavano le riunioni dei lavoratori. Idolo e il negar«C'erano figure di primo piano - ricorda lo storico -. Personaggi come Idolo Marcone, ex partigiano. Uomo dal fascino incredibile, poi divenne segretario provinciale della Cisl a Vercelli. Sull'altro fronte, quello della Fiom, c'era Angelo Giannini, soprannominato "il negar". Divenne poi segretario della Camera del Lavoro. Un partigiano di quelli duri. Capace di tener testa alla dirigenza come alla base. Mi raccontò di quando si rifiutò di prendere iniziative che avrebbero finito con il boicottare la produzione. Usava la testa e il buon senso. Ecco, la Necchi era fatta da gente così. Di valore». L'archivio al maceroNegli anni a venire i sindacalisti dell'epoca non disdegnarono di incontrare all'Istituto Pavese per la Storia della Resistenza il professor Guderzo e il suo stretto collaboratore, il maestro Giacinto Cavallini. Diedero il loro contributo alla ricostruzione di un pezzo di storia cittadina. «Tasselli di memoria importanti - spiega Guderzo -. Ai quali sarebbe stato interessante associare anche il corposo materiale d'archivio della Necchi. Invece la documentazione non esiste più, mandata al macero dagli amministratori dell'epoca Beccaria». «Le cose andarono così - prosegue Guderzo -: Franco Boggeri, timido ma brillante ideatore di iniziative pubblicitarie per l'azienda ai tempi di Vittorio Necchi, si presentò un giorno in Università. Temendo che, nei deludenti passaggi di proprietà, andassero dispersi carte e documenti, che sarebbero stati necessari a una seria ricostruzione storica, propose al nostro Istituto di acquisirli. L'operazione però si arenò per intervento dei vertici aziendali per i quali l'unica destinazione di carte anche del tutto innocue doveva essere il macero. Come fu».capitani stanchi«Il ruolo delle singole persone non è mai marginale - riflette Giulio Guderzo - . Questo vale anche per la storia della Necchi. Che ruolo ebbe Vittorio? Fu senza dubbio coraggioso quando, appena rientrato dal fronte, si separò dal resto della famiglia, indirizzando la produzione sulle macchine per cucire. E fu molto abile a circondarsi di collaboratori capaci - gli ingegneri Emilio Cerri e Antonio Beccalli all'inizio, l'ingegner Gino Martìnoli poi che introdusse innovazioni in materia di efficienza aziendale. Altrettanto decisiva però fu anche la sua resa anni dopo, quando il mercato richiese un cambio di rotta». Martìnoli, inizialmente con l'appoggio del manager Gino Gastaldi, genero di Vittorio, propose di differenziare la produzione: utilizzare i compressori per elettrodomestici "bianchi (frigoriferi, lavatrici). «Necchi però era ormai un guerriero stanco e pare abbia risposto così: "La Necchi è nata con le macchine per cucire e con le macchine per cucire morirà». --M.G.P