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LONDRA. Scricchiolano la Brexit, i tentativi di trovare un'intesa e il tetto della Camera dei Comuni, costretta a sospendere l'ennesima seduta inconcludente per un'infiltrazione d'acqua che induce qualche deputato - in un sussulto d'ironia autocritica - a evocare l'immagine di una punizione biblica. Se non siamo al "si salvi chi può", a Londra manca poco. E a una settimana scarsa dal vertice Ue, ultima chiamata prima della scadenza del divorzio da Bruxelles prorogata al 12 aprile, soluzioni non se ne vedono.Le ultime fiche sono puntate sul dialogo fra la premier Theresa May e il leader laburista Jeremy Corbyn, in una corsa contro il tempo alla ricerca di un compromesso da sancire entro martedì e portare poi al summit europeo. Ma la seconda tornata di colloqui ha prodotto ieri solo l'annuncio della prosecuzione d'un lavoro tecnico definito «produttivo e dettagliato». Mentre il fuoco amico dei due partiti tiene sotto tiro entrambi i manovratori.L'ultima mossa del Parlamento, prima dell'aggiornamento a lunedì dell'agenda dei Comuni imposta dal rischio diluvio, è stata intanto l'approvazione di una contrastatissima legge anti-no deal votata con una maggioranza trasversale di appena un voto (313 a 312) e contro la volontà del governo con l'obiettivo di trasformare in obbligo l'impegno dalla premier di chiedere un ulteriore slittamento della Brexit nel caso in cui non si ratificasse un accordo prima del 12. Il testo è poi passato alla Camera dei Lord. E dovrebbe entrare in vigore lunedì, con un inedito iter sprint.I sostenitori della legge la difendono come un elemento emergenziale di garanzia, l'espressione della volontà di Westminster di evitare in qualunque modo un traumatico divorzio senza accordo. Riproponendo in sostanza la prospettiva di chiedere un rinvio prolungato (secondo le ultime indiscrezioni si parla di almeno 9 mesi, fino a fine 2019), anche al prezzo di dover far partecipare la Gran Bretagna alle elezioni europee di maggio: cosa che né Downing Street né l'Ue vorrebbero. --