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l'intervistaMarco Zatterin«Sì, hanno detto "se serve, correggiamo"». Angel Gurrìa scivola via rapido dalla porta posteriore del quartiere generale della Luiss. Ha fretta e un aereo da prendere per un'altra capitale. L'Ocse di cui è segretario generale ha presentato lunedì il quadro di un'Italia che affonda e bocciato in buona sostanza la strategia del governo per la crescita, da quota 100 al reddito di cittadinanza. La reazione dei vicepremier in campagna elettorale è stata violenta, ma al Tesoro e a Palazzo Chigi l'economista messicano ha registrato altri toni. «La loro linea è chiara - racconta -. Sono convinti che il programma sia il migliore possibile, ma ascoltano anche ciò che diciamo noi». In altre parole, «assicurano che misureranno l'esperienza pratica, vedranno come funziona e, se necessario, faranno degli aggiustamenti».Stagione durissima, la nostra, se Gurrìa arriva a paragonare la sfida del «rimettere in equilibrio la crescita inclusiva con il taglio del debito» alle imprese di Karl Wallenda, il principe degli equilibristi del secolo scorso che attraversava sul filo e senza rete i canyon americani. Guarda all'Italia, all'immensa mole del passivo accumulatati che lo preoccupa, e confessa che «il debito gli pare un moderno Pacman divoratore di investimenti». È persuaso che il reddito di cittadinanza «sia positivo perché affronta finalmente la questione dei poveri che la crisi ha triplicato», tuttavia teme che «scoraggi la ricerca di un lavoro». In effetti, spiega, «se il salario si avvicina all'assegno pubblico si può essere tentati di restare ufficialmente inattivi». Così, ne deriva, «si alimenta il mercato nero».Lo ha detto al presidente del Consiglio? E come è andata?«Direi molto bene. È la terza volta che incontro Conte, ma la prima in bilaterale. Ha ascoltato con attenzione le osservazioni dell'Ocse. Pensa che le nostre previsioni siano troppo pessimiste. Abbiamo discusso del reddito, di quota 100, della possibilità di un salario minimo, della crescita, della produttività da sviluppare e dello sviluppo regionale ancora troppo arretrato. Poi mi ha spiegato il programma di riforme del governo».Che idea si è fatta?«Ho avuto una buona impressione: è consistente. Quella finanziaria è la questione importante, da essa dipende la fattibilità dei programmi. Come noi, sono preoccupati delle diseguaglianze, dello sviluppo territoriale che manca alla stregua delle competenze. Hanno buone idee, iniziative e leggi per gli investimenti pubblici, come il decreto per i cantieri. Sono consapevoli, hanno una diagnosi da cui hanno tratto delle convinzioni. Ora intendono realizzarle. Sanno che il vero problema sono le risorse».Se è così, i toni di Conte sono diversi da Salvini e Di Maio. «Il suo è un linguaggio molto oggettivo, rispettoso e realistico. Ci sono delle cose sulle quali ha ammesso di non essere d'accordo. Comprende i limiti ma dichiara l'esigenza di essere ambiziosi, anche perché riconosce che è da quasi vent'anni che il pil pro capite non cambia». Subito gli investimenti?«Ogni governo parte con tante cose da fare e vorrebbero farle tutte in un giorno solo, il che naturalmente è impossibile perché servono tempo e soldi. L'equilibrio è difficile: trovo ammirevole che puntino in alto e abbiano un piano».I numeri sull'impegno pubblico sono scoraggianti.«Gli investimenti statali valgono l'1,8% pil. È il dato peggiore degli ultimi 25 anni. Bisogna fare di più e in fretta».Voi chiedete l'abolizione di quota 100 e la revisione del reddito di cittadinanza. Ha riscontrato aperture?«Ho parlato con Tria e con Conte, mi hanno spiegato che le misure decise hanno richiesto molta riflessione e molti studi. Naturalmente ritengono che serva un po' di tempo per sapere se funziona. Ma, ciò che è più importante, c'è una disponibilità a dire che "se nel corso dell'attuazione troviamo che servono degli aggiustamenti lo faremo". Mi pare realistico e, diciamo, normale».Voi invocate più benzina per il motore della crescita e del lavoro. In che modo?«Ci sono molteplici soluzioni. Si potrebbe cominciare dal ridurre i contributi sociali per chi offre un primo impiego e sostenere la produttività che è bassa. Se non aumenta questa, non potranno aumentare nemmeno i salari».Quaggiù si parla molto di banche. È un elemento di sbilanciamento del Paese?«Non c'è un problema per il sistema creditizio italiano. Ora è ben capitalizzato, ha fatto dei progressi e il grosso dei problemi è stato risolto».Quanto pesa l'instabilità politica sul quadro economico?«Guardi quanto tempo hanno impiegato a formare un governo i cechi, gli olandesi, persino la cancelliera Merkel, che è un pilastro dell'Europa. E poi in Svezia, patria della socialdemocrazia, ci sono voluti quattro mesi perché un quinto dei seggi sono sovranisti. Metta anche la frammentazione politica in Spagna e la tempesta provocata dalla Brexit, per non parlare degli Stati Uniti o anche del Messico e Brasile. L'instabilità politica è più la regola che l'eccezione. Il che vale anche per l'Italia».Non guardare la politica e concentrarsi sull'economia?«Certamente. È il segno dei tempi che attraversiamo». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI