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La storia della Lomellina, e allo stesso tempo d'Europa, passa attraverso i suoi castelli. Dopo il debutto dell'anno scorso, l'Ecomuseo del paesaggio lomellino riproporrà anche nel 2019 il progetto "Lomellina, la piccola Loira" alla scoperta di castelli, abbazie, basiliche e palazzi nobiliari che rappresentano il passato architettonico più distintivo della pianura fra Po, Ticino e Sesia.Dal 7 aprile«Domenica 7 aprile andremo alla scoperta delle bellezze di Lomello, della Pieve di Velezzo, del castello Gallarati Scotti di Cozzo e del castello Isimbardi di Castello d'Agogna - riassume il presidente Francesco Berzero, sindaco di Breme - Dopo il lusinghiero successo dell'anno scorso, abbiamo programmato la prima proposta targata Ecomuseo, ma nel frattempo abbiamo ricevuto richieste da tutto il Nord Italia: per esempio, si sono rivolti a noi gruppi organizzati di Como, di Varese e del Milanese, oltre alla delegazione del Fondo per l'ambiente italiano di Cuneo». Lomello e CozzoDunque, si partirà alle 10 da Lomello, dove si visiteranno il battistero di San Giovanni ad Fontes (V-VII secolo, monumento longobardo con i resti dell'originale fonte battesimale) e la basilica di Santa Maria Maggiore (XI secolo, primo periodo del Romanico lombardo). Poi trasferimento alla vicina Pieve di Velezzo. Alle 15 si passerà a Cozzo. Il castello risale all'XI secolo, il che ne fa una delle costruzioni fortificate più antiche della zona. Ricostruito dai milanesi nel 1214, fu rifatto nel 1467, quando divenne possesso della famiglia Gallarati. In questa occasione fu dotato di due ponti levatoi, di un'alta torre, di una merlatura ghibellina, che ancora corona il fabbricato, e di numerosi abbellimenti interni come le modanature in cotto e gli affreschi a graffito. I lavori non erano ancora terminati quando, nel settembre 1499, il castello ospitò il re di Francia Luigi XII, calato in Italia per impadronirsi del ducato di Milano guidato da Ludovico Sforza detto il Moro.Castello D'AgognaDa Cozzo alle 16.30 ci si sposterà a Castello d'Agogna per visitare il castello Isimbardi. Sorto tra il XII e il XIII secolo, forse sul luogo di un'antica postazione romana, in età rinascimentale si trasformò da "castrum", costituito da una cintura esterna che racchiudeva alcuni edifici, a "castellum" signorile, sede di residenza del feudatario e le case divennero il borgo del castello d'Agogna. I primi possessori del castello di cui si ha notizia sono i Della Torre, che cedettero le terre ai monaci Mortariensi dell'abbazia di Santa Croce. Nel 1360 passò ai Visconti, che confiscarono i beni ai monaci di Mortara: il feudo fu poi ceduto nel 1392 all'ospedale di Biella, acquistato in seguito dal nobile genovese Antonio Porro, cui seguiranno i Crotti, i Tettoni, i Tarsis, i Ricci, i Miglio, la Regia Camera di Milano e, nel Settecento, gli Isimbardi, che nel 1909 vendettero il castello e le pertinenze ai Gregotti, facoltosi agricoltori locali, di cui Vera Coghi è stata l'ultima erede. Questa ricca e travagliata storia ha lasciato tracce nelle carte dell'immenso archivio del castello, che da alcuni anni la Fondazione Vera Coghi si occupa di valorizzare e di mettere a disposizione del pubblico. Grazie a un fondo di mappe antiche, l'archivio costituisce una testimonianza dell'evoluzione del territorio lomellino. Per partecipare alla visita telefonare alla cooperativa "Oltre confine" (0382.995461 oppure 335.285956) o all'Ecomuseo di Ferrera Erbognone (328.7816360). --Umberto De Agostino