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Jeanne Peregomonaco di baviera. Ad oltre 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, i discendenti di una delle famiglie più ricche della Germania hanno ammesso i legami tra i loro antenati e il Nazismo. La famiglia Reimann, attraverso il proprio portavoce, Peter Harf, ha dichiarato alla Bild am Sonntag che destinerà 10 milioni di euro a un progetto di beneficenza. Questo dopo aver scoperto l'appoggio dato dai suoi predecessori al regime di Hitler. Secondo quanto riportato dal settimanale, Albert Reimann Senior e Albert Reimann junior erano entrambi antisemiti e utilizzarono prigionieri di guerra francesi e civili russi deportati per il lavoro nella loro azienda chimica a Ludwigshafen e come servitù nelle loro ville. Lettere e documenti provenienti dagli archivi dell'azienda raccontano anche che Reimann senior fu un entusiastico sponsor finanziario delle "SS" già a partire dal 1931 e che la sua azienda, nel 1941, figurava tra quelle considerate strategiche dal regime per la fornitura di prodotti per la Wehrmacht e per l'industria tedesca degli armamenti. Nel 1943 i lavoratori forzati a registro dell'azienda dei Reimann erano 175. A controllarne la produttività era stato incaricato un caposquadra noto per le sue crudeltà nei confronti degli operai. Le donne provenienti dai Paesi dell'Est occupati dai nazisti furono violente. Per Peter Harf, che guida la Jab Holding del clan Reimann, i due, Albert Reimann Senior e Albert Reimann junior, morti rispettivamente nel 1954 e nel 1984, «avrebbero dovuto finire i loro giorni in prigione». La Jab Holding, con sede in Lussemburgo, possiede un impero nel settore del caffè, ma anche nella cosmetica (Coty) e ha partecipazioni nella Reckitt Benckiser (produce il detersivo per lavastoviglie Finish), oltre che delle linee Clerasil, Veet, dei preservativi Durex e delle calzature Scholl. Un patrimonio familiare stimato attorno ai 33 miliardi di euro. Secondo Harf, quando quattro degli attuali esponenti della famiglia Reimann hanno iniziato ad avere dubbi sul passato dei loro avi, hanno incaricato uno storico dell'Università di Monaco di Baviera, il professor Paul Erker, di indagare il passato della famiglia nel periodo nazista. E quando è arrivato il primo rapporto intermedio è stato un momento scioccante: «Siamo rimasti senza parole, siamo sbiancati. Ci siamo vergognati profondamente. Sono cose su cui non si può sorvolare. Sono stati commessi crimini aberranti». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI