Più tempo per May Westminster chiede di spostare la Brexit

Alessandra RizzoLondra. Non sono bastati due anni di negoziati, lotte fratricide (molte), compromessi (pochi) e tre ministri della Brexit per trovare la strada di uscita: il Regno Unito ha bisogno di altro tempo, e chiederà un rinvio della Brexit di almeno tre mesi. La decisione, in un voto a Westminster, avviene in extremis, ad appena due settimane dalla data di uscita prevista per il 29 marzo, e nel mezzo di una crisi politica e istituzionale che sta lacerando il Paese. Ma consente a Theresa May di rifiatare dopo giorni di sconfitte parlamentari che ne hanno fatto vacillare la premiership. Adesso si gioca l'ultima carta: sottoporre per la terza volta l'accordo negoziato con Bruxelles alla ratifica del Parlamento, nonostante due bocciature pesantissime.Nell'ultimo di una serie di voti per determinare il corso della Brexit, i deputati hanno approvato a grande maggioranza (412-202) una mozione governativa che chiedeva l'estensione dell'Articolo 50, la norma dei trattati europei che regola l'uscita di un Paese dal blocco. Due anni fa, sotto al ritratto di Robert Walpole, lo statista considerato il primo premier britannico, May aveva solennemente firmato la lettera per dare avvio alle procedure di divorzio. Prometteva un futuro glorioso per una «global Britain», invece si è trovata a dover condurre un negoziato non solo con Bruxelles ma anche, parallelamente, con il suo stesso partito, spaccato tra euroscettici ed europeisti. E alla fine ha dovuto ammettere, e con lei tutto il Parlamento, che due anni non sono stati sufficienti per districarsi da quasi mezzo secolo d'integrazione, soprattutto in mancanza di un piano o di una maggioranza.La mozione del governo prevede due possibilità: Una proroga fino alla fine di giugno, se il Parlamento approva l'accordo di May entro mercoledì; oppure una più lunga, che potrebbe comportare la partecipazione di Londra alle elezioni europee di maggio. I deputati hanno inoltre votato contro la possibilità di un secondo referendum. La decisione sul rinvio spetta ora agli Stati membri della Unione europea, e il Presidente del Consiglio Europeo Tusk chiederà ai Ventisette di essere «aperti» alla possibilità di un rinvio lungo che consenta a Londra di «ripensare la sua strategia». Un'ipotesi che spaventa gli euroscettici: ed è proprio su questo che conta Theresa May per convincerli ad approvare il suo accordo. «Molti hanno cambiato idea», giura il suo fedelissimo cancelliere dello Scacchiere Hammond. Per il Labour è una mossa disperata. «May è come un genitore crudele con un figlio che si rifiuta di mangiare la cena: ripropone il piatto freddo giorno dopo giorno, finché quello non finisce per accettarlo», ha detto Angela Evans Smith, membro della Camera dei Lord. E perfino Donald Trump attacca la premier per come ha gestito i negoziati. «Dovevano essere portati avanti in maniera diversa», ha detto a margine di un incontro alla Casa Bianca col premier irlandese Leo Varadkar. «Non ha ascoltato i miei consigli». Poco importa. May, sull'orlo del baratro, ha un'altra chance per portare a compimento la Brexit, anche se un po' più tardi del previsto. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI