«Uccise la ex, ma lei lo illuse» E il giudice dimezza la pena
Matteo Indicegenova. Il giudice dice che Javier Gamboa uccise la sua ex Jenny Reyes dopo essere stato «illuso e disilluso», «in un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento, non del tutto incomprensibili». E pur meritando l'assassino «una pena severa perché nulla può giustificare l'uccisione di un essere umano», questo delitto «in un'ipotetica scala di gravità» va collocato «su un gradino sicuramente più basso rispetto ad altri». E con le motivazioni depositate nei giorni scorsi, il magistrato Silvia Carpanini spiega perché la pena è stata ridimensionata dai 30 anni chiesti dall'accusa ai 16 inflitti. Il massacro avvenne a Genova nell'aprile 2018: Gamboa, 52 anni, tornato dall'Ecuador per ricostruire la storia con l'ex moglie di 46 anni, la colpì con una coltellata dopo aver scoperto che non aveva lasciato l'amante. Gregorio Napoleone è il figlio dei protagonisti, e pronuncia poche parole: «Pur di avere giustizia avevo deciso di costituirmi nel processo contro mio padre. Ma non l'ho ottenuta». Non possono impugnare perché il tribunale ha riconosciuto tutte le richieste di risarcimento: ma l'imputato è un operaio nullatenente, i 350 mila euro non arriveranno mai. «Neppure lui si appellerà - spiega il legale dei familiari Giuseppe Maria Gallo - ed è un segnale di come questa condanna sia ben accolta». Soprattutto: «Non è uno scenario isolato, dobbiamo ragionarci perché si sta reintroducendo il delitto d'onore». Il riferimento è ovviamente al verdetto emesso a Bologna una decina di giorni fa: in Appello è stata dimezzata la pena di Michele Castaldo, omicida reo confesso di Olga Matei, con cui aveva una relazione da circa un mese. Nella sentenza si concedono le attenuanti generiche anche perché l'uomo era in preda a una «tempesta emotiva» generata in primis dalla gelosia. Il verdetto di Genova è stato emesso prima e se ne ha avuto notizia in seguito, ma l'affinità tra le due vicende è oggettiva. Tant'è che nel capoluogo ligure non si usa l'espressione «tempesta emotiva» e però, per manlevare il killer da una parte delle sue responsabilità, si rimarca come abbia agito «sotto la spinta di uno stato d'animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile».Il caso di Genova compatta la politica come si vede di rado. «Non c'è delusione o gelosia - dice il vicepremier Matteo Salvini - che possa giustificare un omicidio. Chi ammazza in questo modo deve marcire in galera». Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, non commenta l'operato delle toghe, ma insiste sulla necessità di snellire l'iter di approvazione della legge sul «codice rosso», cui ha lavorato insieme alla titolare della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno. La norma prevede una corsia preferenziale per le denunce di donne che hanno subito soprusi «ed è un punto di svolta importante - insiste Bonafede -. Un via libera celere e all'unanimità su questo testo dimostrerà quanto alta sia l'attenzione al tema». Bordate arrivano pure da Differenza Donna e dalla presidente nazionale di Arci Francesca Chiavacci («riduzioni preoccupanti»). Mara Carfagna (Forza Italia), da cui nacque la legge che ha circoscritto il reato di stalking, va giù dura: «Chi uccide a coltellate è fuori controllo, ma non è un'attenuante: sulle folli motivazioni individuali deve prevalere la legge. Preoccupa il susseguirsi di sentenze, come quella di Bologna prima e di Genova poi, che riducono le pene perché comprensive verso le ragioni del femminicidio». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI