Senza Titolo

La caduta dei potenti è, da sempre, uno spettacolo che piace molto alle moltitudini. Quando poi il potente scivola giù dal piedistallo perché sono stati portati alla luce i suoi misfatti, o almeno i suoi comportamenti illeciti, sanciti con una sentenza definitiva, è comprensibile - e condivisibile - che i cittadini siano soddisfatti. Dopo tutto si compie ciò che viene invocato con parole antiche quanto la civiltà umana: "Ecco, sono caduti i malfattori/ abbattuti, non possono rialzarsi". Sono parole, quelle del salmo 35, che Formigoni, e coloro che gli sono stati vicini nel potere, dovrebbero conoscere bene. Perlomeno quanto queste: " Essi hanno chiuso il loro cuore/ le loro bocche parlano con arroganza" (salmo 16) che sembrano descrivere alla perfezione la crescente tracotanza nella carriera dall'ex-governatore della Regione Lombardia. Una tracotanza che evidentemente nessuno ha saputo segnalargli in tempo. Né arginare o contrastare. In questo modo, mentre il "Celeste" pensava di salire lungo le vette del potere - simboleggiate dal suo mega-ufficio collocato prima sulla sommità del Pirellone e poi al 35° piano di Palazzo Lombardia (con desiderio di annesso eliporto per ascendere al cielo) - stava scendendo in realtà agli inferi.Una discesa che - mentre si snodavano i suoi ben quattro mandati presidenziali al vertice della Regione, dal 23 aprile 1995 al 18 marzo 2013, seguiti poi da rilevanti incarichi parlamentari - era connotata sempre più da una "hybris" dove un'impudente arroganza si mescolava ad infantili cedimenti narcisistici. Sondare quanto è accaduto nelle profondità di una persona (sicuramente di notevole talento politico e di sconfinata ambizione) per condurla su strade così disastrose, sino a quella cella di Bollate dove ora è finita, non è compito di questo articolo.Il tema piuttosto è un altro. Va al di là delle vicende personali di Formigoni. Investe la lunga stagione e il composito mondo che hanno costituito il duraturo palcoscenico dell'avventura politica di Roberto Formigoni, sorreggendone sia la ferrea impalcatura di potere sia le realizzazioni che hanno connotato la regione lombarda.Ecco, più che cercare di rubare immagini della "caduta" e dell'ingresso in carcere dell'ex-governatore, forse altre immagini potrebbero aiutarci a comprendere ciò che è accaduto. Sono immagini esibite sino all'altro giorno su tante scrivanie importanti e oggi repentinamente finite nei cassetti. Sottratte con imbarazzo e prudenza agli sguardi, poiché testimoniano "l'influenza formigoniana" in tanti contesti regionali e locali. Contesti non solo politici, ovviamente. Visto che - anche nella nostra provincia - si sono dispiegati in ogni settore: dalla sanità all'università, dall'agricoltura alla formazione, dai servizi sociali alla scuola. Ecco aiuterebbe a capire il passato, e, quindi, a costruire magari un futuro diverso, se - almeno per alcune di queste immagini, e dei momenti e degli eventi che rievocano - qualche voce, di co-protagonista o comprimario che appare in quelle foto, si alzasse a spiegare. A contestualizzare. Contribuendo a collocare adeguatamente, con personale e diretta testimonianza, i tasselli della stagione formigoniana in Lombardia. Una stagione che - nonostante questo triste finale, in quel di Bollate - non può certo essere ridotta esclusivamente a pagina giudiziaria. Né a cronaca di malefatte. Servono voci limpide e coraggiose, qui e ora. Sono necessarie per ripercorrere in modo problematico e trasparente almeno un ventennio di vicende cruciali, a livello regionale e provinciale. Solo così si può andare oltre. Oltre il passato. Oltre il tripudio per la caduta del potente di turno. --