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l'intervista«I Comuni che non firmeranno il contratto di servizio con il Clir, avranno meno benefìci rispetto a chi firmerà». Il nuovo corso della società lomellina che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti si chiama contratto di servizio. La presidente del Clir Federica Bolognese, che è anche consigliere comunale di Sannazzaro, spiega la lettera inviata dagli uffici di Parona ai 40 Comuni soci, compresi i sei dissidenti (Candia, Castelnovetto, Castello d'Agogna, Sant'Angelo, Zeme e Rosasco) che di recente avevano votato in consiglio comunale il recesso dalla società con sede a Parona. Presidente Bolognese, perché il Clir ha proposto il contratto di servizio?«Già da molti anni il Clir avrebbe dovuto chiedere a tutti i soci di firmare, ma finora si contano solo otto adesioni: Mortara, Mede, Sannazzaro, Dorno, Confienza, Ottobiano, Galliavola e Scaldasole. L'articolo 6 dello statuto prevede questa opportunità e quindi ho pensato di uniformare le situazioni, anche in vista della predisposizione del bilancio 2019 e del piano industriale». Che cosa prevede, in sintesi, il contratto? «È una sorta di tutela reciproca, di durata almeno quinquennale. Il Clir saprà di poter contare su un certo numero di soci vincolati da un contratto pluriennale e i soci firmatari sapranno di poter beneficiare di tariffe agevolate. Il Clir non potrà esimersi dal fornire i servizi anche ai soci che non firmeranno il contratto, ma a quel punto decideremo noi le modalità di applicazione dei vari servizi. Chi invece aderirà alla nostra proposta, sarà chiamato negli uffici di Parona, dove i nostri tecnici illustreranno i criteri di applicazione dell'accordo». Avete già in mente le tariffe del servizio?«Per ora no, anche perché dobbiamo attendere la scadenza del 28 febbraio. Poi conteremo quanti Comuni avranno firmato e su di loro calibreremo il bilancio e il piano industriale. Dovremo aggiornare i costi variabili, come quello della raccolta degli ingombranti fermo da diverso tempo. Si pensi che il costo di mercato è salito da 140 a 220 euro la tonnellata. In ogni caso dev'essere chiaro che i Comuni che non firmeranno il contratto dovranno senza dubbio pagare di più i servizi». La questione dei sei Comuni dissidenti è ancora aperta? «Io non cambio la mia linea di condotta. Ho ribadito più volte che l'assemblea del Clir non aveva modificato l'oggetto sociale della società, ma aveva solamente approvato gli adeguamenti normativi alla legge Madia, di cui si discuteva già dal dicembre 2017. Le delibere dei Comuni dissidenti non poggiano su alcune base legale. Lo statuto della nostra società non prevede il diritto di recesso e quindi i presupposti su cui i sei Comuni hanno basato la loro iniziativa non presentano una base giuridica. Ripeto: oggi c'è solamente una risposta scritta ai sei sindaci, ma non è escluso il ricorso agli avvocati per riportare ordine in questa materia».Perché, secondo lei, Valle è tornato sui suoi passi rimanendo nel Clir?«Perché le osservazioni dell'ufficio tecnico, della ragioneria, della segreteria e del revisore dei conti hanno evidenziato una serie di rischi legali, economici e gestionali. Fra queste osservazioni vorrei citarne una: "Incertezza e rischi in attesa di affidare l'appalto, alla luce dell'assenza di un contratto (di servizio o meno) che nel periodo transitorio stabilisca le modalità della gestione del servizio da parte del Clir o di terzi"». --Umberto De Agostino