Diciotti, giunta spaccata sul processo a Salvini Atti sull'esecutivo ai pm

Roma. Non è opportuno che si proceda contro Matteo Salvini, perché le scelte sul caso Diciotti furono dettate da «un preminente interesse pubblico» condiviso da tutto il governo. Lo dice il presidente della giunta per le immunità del Senato, Maurizio Gasparri che abbozza così la strada ai 22 senatori-commissari che dovranno esprimersi sull'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell'Interno rispetto allo sbarco, ritardato di cinque giorni, dei 177 migranti soccorsi ad agosto dalla nave militare italiana. L'Esecutivo è diviso. Ora, sulla strada del no potrebbero spostarsi i sette senatori 5Stelle, ancora incerti sul voto finale, ma decisivi nei numeri. Condividendo la tesi dell'azione collegiale del governo, ripetuta in coro dal premier Conte e dai ministri Di Maio e Toninelli, i pentastellati al governo rischiano però di mettere sotto accusa sé stessi. E non solo perché potrebbero essere chiamati a rispondere in correo con Salvini, ma anche perché la «prassi» del M5S in giunta è stata sempre quella di dar ragione ai giudici e di concedere l'autorizzazione. Per ora resta valido il «decideremo insieme», convinti che anche in caso di un no al processo a Salvini, «gli attivisti capirebbero», come sostiene il senatore 5S Mario Michele Giarrusso. Entro il 19 febbraio comunque la giunta dovrebbe votare, come assicura Gasparri. Poi toccherà all'Aula. Il terzo round dell'istruttoria iniziata ieri ha come novità della giornata la decisione di inviare gli atti firmati dal premier, dal vicepremier Di Maio e dal ministro dei Trasporti alla procura di Catania. Domani si fa il bis. Dichiarazioni di voto e il verdetto finale sono previsti la prossima settimana. -