Macron chiama Mattarella scavalcando Palazzo Chigi

il retroscenaFrancesco BeiUgo Magri Alla fine non il governo ma Sergio Mattarella si è caricato l'onere di ricucire con la Francia. Lo stallo è stato superato grazie a una telefonata al nostro presidente partita da Emmanuel Macron. Pare sia stata distesa. La notizia si era sparsa già nel pomeriggio, ma solo a sera è arrivata la conferma attraverso una nota dell'Eliseo che riafferma «l'importanza per entrambi i Paesi della relazione franco-italiana», e magnifica i «legami storici, economici, culturali e umani eccezionali». Le tensioni politiche del momento non devono farli dimenticare, questo è il senso costruttivo. In più, c'è un richiamo alla «responsabilità particolare per lavorare insieme alla difesa e al rilancio dell'Unione europea». La presidenza francese non informa se rimanderà subito a Palazzo Farnese l'ambasciatore Christian Masset, richiamato a Parigi per consultazioni; ma il colloquio diretto tra Mattarella e Macron ne getta le basi: altrimenti, perché sentirsi? Per un contatto andato bene, un altro invece resta in sospeso. Da ben sei giorni il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, attende speranzoso un cenno da parte del presidente del Consiglio. Ma niente. Nessun riscontro a quella lettera accorata inviata a Giuseppe Conte e firmata insieme al collega della Confindustria di Francia, Geoffroy Roux de Be'zieux, per invitarlo al vertice bilaterale di fine mese a Parigi. Un summit di amicizia e collaborazione tra imprenditori che dovrebbe contribuire, nelle intenzioni degli organizzatori, a una distensione del clima tra i due governi e a superare la crisi in atto . Una crisi che rischia di costare parecchio all'Italia e che angoscia molto le imprese esportatrici del nostro paese. Perché, come ha ricordato Boccia due giorni fa, «noi abbiamo tutto l'interesse a far sì che l'opinione pubblica francese abbia una percezione positiva dell'Italia». Anche la lettera inviata a Conte è un appello accorato a spendersi per superare lo stallo politico diplomatico, nella speranza che la partecipazione del premier al summit parigino possa indurre anche Macron a fare un passo in avanti rimandando l'ambasciatore a Roma. «L'economia - scrivono i due presidenti - vuole unire ciò che la politica sta dividendo». Anche perché, «la Francia è il secondo partner dell'Italia e l'Italia della Francia». La stessa lettera è stata recapitata a Macron. E in via informale dall'Eliseo hanno spiegato agli imprenditori che il Presidente francese potrebbe anche accettare l'invito, ma solo a patto che ci sia da parte italiana un interlocutore di pari livello. Ovvero, come accade di prassi in queste occasioni, il capo del governo. Due anni fa, quando Confindustria volò a Berlino per il summit con l'omologa tedesca Bdi, l'incontro fu suggellato da un bilaterale tra Merkel e Gentiloni. Il vertice parigino, previsto per il 28 febbraio e l'1 marzo, prevede lo stesso format. Ma senza una risposta italiana, gli organizzatori sono in stallo. E si capisce l'imbarazzo di Conte, che anche ieri ha tentato di raffreddare la temperatura chiarendo che «il rapporto tra Italia e Francia è solido e antico non può essere messo in discussione». Tentativi lodevoli, ma che non bastano. Accettare l'invito di Confindustria-Medef avrebbe proprio il peso giusto, equivarrebbe a quel «gesto concreto» chiesto da Parigi. Eppure Conte esita ad accettare, non può permettersi un errore che lo esporrebbe alla rappresaglia grillina. Andare a Parigi per una stretta di mano con Macron, mentre a Roma Di Maio e Di Battista incontrano i gilet gialli, sarebbe di fatto una sconfessione dei capi M5s. Perciò Conte esita, prende tempo. Ma alla Confindustria la pazienza (e il tempo) sta per esaurirsi. Tanto che Boccia medita un clamoroso cambio di cavallo. Inoltrare l'invito direttamente a Mattarella, puntando sul feeling tra il capo dello Stato italiano e Macron, testimoniata dall'amichevole telefonata di ieri. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI