Foibe, memoria e ricerca della verità storica

Se vogliamo davvero provare a capire il fenomeno foibe - e l'esodo giuliano-dalmata ad esso legato - non possiamo rinunciare a far nostra la categoria della complessità. E' necessario, cioè, contestualizzare sempre gli eventi in oggetto, con buona pace di semplificazioni più o meno finalizzate a uno scorretto uso pubblico della storia. C'è in questa tragica pagina di storia una memoria difficile e complessa, sospesa in un continuo rimando tra l'elaborazione di una memoria pubblica che non c'è sempre stata (e quando c'è stata è sempre stata difficoltosa, in quanto scomoda perché memoria di sconfitta o viziata spesso da pregiudizi ideologici) e la costruzione di una memoria privata dolente da parte dei profughi, per nulla consolatoria a fronte di un sentimento di lutto inconsolabile legato alla rievocazione dello sradicamento brutale e di un genocidio fisico e culturale. Ma la memoria ha valore soltanto se consente di rielaborare i processi che nel passato hanno portato ad un risultato di dolore e di morte e di impedire che processi analoghi progrediscano ed abbiano linfa vita.E allora, se c'è e ci deve essere un "dovere della memoria", ci deve essere sempre anche un "dovere della storia". Perché, se la memoria viene scissa dalla storia può stimolare molti sentimenti, emozioni, compassioni, desiderio di lotta magari, ma difficilmente riesce a dar vita ad una permanente posizione etico-civile. La scommessa vincente intorno a questi giorni "memoriali" dovrebbe riguardare proprio la costruzione di una coscienza storica attrezzata e, soprattutto, bisognerebbe trarne una lezione per la costruzione di un'identità europea capace di sopravanzare le singole identità nazionali e una dimensione ancora troppo nazionale - e fuorviante - della memoria.La storia della frontiera orientale d'Italia ci dice di un'Europa che negli anni successivi alla 2° guerra mondiale è stato il luogo storico dei più importanti flussi di profughi, di fuggitivi e di rifugiati. Espulsioni, deportazioni, migrazioni aumentano fino a configurare il più massiccio e drammatico movimento di popolazione in fuga fino ad allora sperimentato in Europa (si è calcolato fino a 40 milioni di persone)."Dovere della memoria", nel rispetto di memorie diverse, e "dovere della storia" vanno dunque di pari passo. Tanto più oggi di fronte al ritorno di esasperati nazionalismi (che poco c'entrano con un solido amor di patria) e di fronte a inquietanti (e mai rimossi) fantasmi che sembrava dovessero essere stati sepolti definitivamente dalla storia. Soprattutto, quando sembra spezzarsi il rapporto tra le giovani generazioni e l'immediato passato, solo la serietà e la forza di un'argomentazione storica sta proprio in quest'etica della ricerca e della verità dei fatti. Con coraggio, con onestà intellettuale, senza retorica e senza i veli di falsi pudori. Sapendo unire tensione etico-civile e rigore della ricerca scientifica. Pierangelo Lombardidirettore dell'Istituto pavese per la storia della Resistenza e dell'età contemporaneaMario Albrigonicomitato provinciale Anpi Pavia