Profumo di finalissima nel segno dei duetti Ma la "stella" è Ligabue
Tiziana Leone Sanremo. È la serata dei duetti, dei 24 Big che si sdoppiano per vestire di nuovo le canzoni che all'Ariston hanno già cantato due volte. In un affollato viavai sul palco si incrociano le anime di Morgan, che canta con Achille Lauro, a tarda notte forse per precauzione, e quella di Cristina D'Avena che gorgheggia con Federica Carta e Shade, a inizio serata, tanto per andare sul tranquillo. Lo yin e lo yang. Ma forse, Claudio Baglioni, non intendeva proprio questo. È diventato il suo mantra, ovunque ci siano differenze, il direttore artistico lo colma con lo yin e lo yang, parole e concetti mutuati da una filosofia orientale che appare lontana anni luce da un festival pieno di giovani (l'età media del cast è di 37 anni) che cantano le tante e diverse angosce della nostra complessa società, dove è il mestiere di padre, forse, quello più difficile. È Claudio Bisio, nel suo monologo che per qualche minuto lo riscatta finalmente da un Festival senz'anima, a punteggiare il compito più complicato che un uomo si trovi ad assolvere: crescere un figlio. La dannata gioventù di questi anni che affoga nella trap e si consola nel rap, che ai versi di Dante preferisce quelli di Anastasio. È il giovane campano, vincitore di X Factor, a fare da contrappasso ai padri di Bisio in un rap gridato e composto per questo Festival che l'ha voluto e invitato. «Io sono sicuro soltanto del fatto che sono insicuro - canta Anastasio - Passo giornate a aggiornare una pagina solo a vedere chi mi ama e chi no. Tuo figlio idolatra un idiota che parla di droga e di vita di strada, scalata sociale di gente normale che pare alla nostra portata». La forza del rap del giovane artista costringe l'Ariston a scendere per un momento dalla giostra dei duetti, uno via l'altro, in una fitta e intensa serata aperta dal rock ruvido di Luciano Ligabue. Alla sua seconda volta all'Ariston, l'artista segue il copione dei colleghi che l'hanno preceduto: un brano in promozione, uno del repertorio e uno in duetto con Baglioni. Liga sceglie "Luci d'America", "Urlando contro il cielo" e con il direttore artistico ripropone una versione moderna di "Dio è morto" di Francesco Guccini. Unico super ospite della quarta serata, da sempre tra le più amate dal pubblico e dagli stessi artisti, finalmente slegati dalla gara istituzionale e con maggiore libertà di esecuzione. Ma c'è chi è più bravo degli altri. Mahmood e Guè Pequeno, che Baglioni fatica persino a pronunciare, riscattano anni di Albano e Romina, Arisa pesca dal trapassato remoto Tony Hadley, l'ex leader degli Spandau Ballet e trasforma l'Ariston in un tinello anni '80. Oltre al televoto e alla sala stampa a votare c'è anche la Giuria d'onore, dove si incrociano esperienze disparate: c'è chi cucina come Joe Bastianich, chi conduce come Serena Dandini, chi recita come Claudia Pandolfi e Elena Sofia Ricci, chi scrive come Beppe Severgnini e chi capisce di musica come Mauro Pagani. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI