«Spesso la confusione giuridica ostacola i diritti delle persone»
l'intervista«Questo è un classico caso di confusione giuridica che ostacola la giustizia e va a discapito dei diritti delle persone». Alberto Guariso, per conto dell'Asgi, l'associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione, ha seguito diversi ricorsi presentati da cittadini stranieri. Avvocato, che tipo di ricorsi le è capitato di fare? «La maggior parte riguarda prestazioni sociali negate, come gli assegni per maternità, la disoccupazione, i contributi per le famiglie numerose, ma anche l'esclusione dalle graduatorie delle case popolari. Ci sono cause pendenti in altre città anche sul reddito di inclusione. Nei prossimi mesi prevedo una pioggia di ricorsi anche per il reddito di cittadinanza che verrebbe concesso agli stranieri ma solo se residenti in Italia da dieci anni». Da qualche tempo la politica mette parecchi paletti nell'accesso a queste prestazioni. La legge almeno vi dà ragione? «Ricordo pochissimi casi in cui non abbiamo avuto ragione. Quando si fa un ricorso, in partenza sappiamo che la legge è dalla nostra parte ma viene erroneamente applicata. Nel caso della maternità, ad esempio, si fa leva sulla legge italiana disconoscendo la direttiva europea più generale, che sancisce la parità di trattamento tra cittadini stranieri e italiani bisognosi». Non sarebbe meglio sanare queste contraddizioni legislative?«Certo, sarebbe ottimale. Ma visto che non avviene l'unica strada che abbiamo è chiedere l'interpretazione di un giudice».Ci sono anche casi in cui la controparte riconosce l'errore, sostenendo di avere agito in buona fede di fronte alla legge italiana. «Tanti Comuni cambiano idea proprio di fronte alla causa. Vuol dire che sono consapevoli che un certo tipo di prestazione sociale andava concessa». Al di là delle leggi, dove sta secondo lei il principio discriminatorio nell'esclusione di cittadini stranieri da alcune prestazioni?«Queste prestazioni, per loro stessa natura, sono un sostegno alla povertà. Escludere gli stranieri vuol dire di fatto escludere spesso i più deboli e poveri». -- M. Fio.