Lega-M5S bocciano la mozione «Sì Tav»

Ilario Lombardoroma. Certo è strano vedere Beppe Grillo e Maria Stella Gelmini dichiaratamente dalla stessa parte. Perché se il comico è stato il primo a mettere un gigantesco punto interrogativo sul referendum a cui affidare l'ultima parola sulla Tav, dicendo che «alla fine la decisione è politica», la capogruppo FI usa le stesse parole per dire le stesse cose: inutile demandare al voto popolare non vincolante quello che i politici dovrebbero decidere con la forza delle proprie convinzioni. E in fondo è quello che sostiene il Pd che ha annusato l'aria di un'opportunità nelle divisioni tra Lega ed M5S e ha presentato in Senato una mozione che «impegna il Governo- si legge nell'atto a firma Mauro Laus - a procedere in tempi brevi alla prosecuzione dei lavori della nuova linea ferroviaria Torino-Lione sbloccando gli appalti». È il tentativo del Pd di stanare Matteo Salvini, che aveva evocato un referendum come arma di pressione sugli alleati dei 5 Stelle dopo le indiscrezioni sul parere contrario espresso dal comitato del ministero dei Trasporti incaricato dell'analisi costi benefici. Anche per Raffaella Paita, capogruppo in commissione Trasporti alla Camera «se sei al governo non ti nascondi dietro ai referendum ma ti assumi la responsabilità di decidere con atti di Parlamento e esecutivo». La storia del referendum sul Tav, insomma, è più complicata di come appariva all'inizio. Il Pd è favorevole, ma anche no. FI è favorevole, ma anche no. I contrari, che però sostengono l'opera, come Renzi, fanno notare l'inutile costo a carico dello Stato. La Lega sembra essere l'unica a chiedere a gran voce una consultazione che in effetti la sgraverebbe della responsabilità di una scelta che potrebbe avere contraccolpi politici. Ecco perché nessuno ha voglia di commentare la mozione Pd. Anzi, spiegano dalla Lega, i gialloverdi sono pronti a blindare la maggioranza con una contro-mozione che permetterebbe a Salvini di sfilarsi. Nel frattempo il leader del Carroccio starebbe lavorando a un'alternativa. Ne avrebbe parlato col premier Conte, più possibilista dei 5S sull'opera. Per mantenere cantiere e posti di lavoro (ed evitare la perdita di 3,4 miliardi tra appalti e contratti non onorati), si starebbe pensando a una forte riduzione economica e infrastrutturale (si parla di oltre un miliardo di risparmi). Bisognerà capire cosa succederà nel M5S. Perché ieri è stato chiaro Roberto Fico intervistato dal Fatto: M5S non appoggia il referendum, «perché è contrario alla Tav». Con buona pace della promessa di dare ai cittadini la parola ogni volta. Sorride Grillo che la pensa così. Meno Di Maio e meno Alessandro Di Battista che solo un giorno prima aveva detto di essere favorevole al voto popolare. - BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI