«Pasto caldo anche a chi non ha l'Isee» La svolta della Caritas
VIGEVANO. Una revisione del sistema delle mense per indigenti a Vigevano (e di riflesso anche per quella di Mortara). La Caritas diocesana, di concerto con chi è a contatto con gli utenti del servizio (i Frati cappuccini e le associazioni di volontariato), sta pensando a come modificare l'accesso alle mense.La mappa solidaleAttualmente, occorre recarsi al centro d'ascolto della Caritas in corso Torino, portando il proprio Isee e un documento: si ottiene un tesserino (differenziato nel colore in funzione della struttura scelta) che permette di accedere ai tre centri di distribuzione pasti. Gli ultimiFra Daniele gestisce da qualche mese la mensa di corso Genova, legata al convento dei frati cappuccini. Una quarantina i posti teorici previsti, ma venerdì a mangiare c'erano solo (si fa per dire) meno di trenta persone. «Gestiamo altri servizi - spiega - come il guardaroba e la distribuzione di pacchi alimentari, ogni quindici giorni. Vorremmo che l'accesso alla mensa, però, non avvenisse solo in funzione di un parametro come l'Isee: è riferito ai redditi dell'anno precedente, e quindi non tiene conto di eventuali licenziamenti, ed è inaccessibile per chi non ha documenti, perché senza fissa dimora». Intanto sfilano gli ospiti della mensa, in attesa del loro vassoio con un pasto completo. «I problemiAbbiamo avuto solo qualche problema con persone visibilmente ubriache, ma noi aiutiamo tutti», commenta fra Daniele. In Caritas ci stanno pensando: criteri più snelli per aiutare «gli ultimi degli ultimi», come li chiama il responsabile diocesano, don Moreno Locatelli. «Le persone non sono il loro Isee - commenta - Il sistema attuale ha evidentemente qualche limite e stiamo mettendoci mano. La nostra intenzione è quella di togliere il parametro socioeconomico equivalente ma potenziare il nostro sistema di ascolto». Piaccia o meno un po' di burocrazia resterà: serve per essere trasparenti nei confronti di chi conferisce alla Caritas o direttamente alle mense i prodotti che poi diventano il pasto servito agli indigenti, come il banco alimentare o i supermercati che aiutano l'associazione "Insieme a mensa Aps" che gestisce la struttura di via Monti. Anche qui una quarantina di posti a tavola, gestiti dai volontari. Venerdì erano però 25 gli assistiti. «Il giovedì assegniamo le borse con alimenti e molti restano a casa a mangiare - spiega Ferdinando Merlo - Altri sono ricoverati in ospedale o stanno passando le feste di Natale aiutati dalle famiglie». L'identikit dell'utente è decisamente in controtendenza, in entrambe le mense. «Assistiamo soprattutto italiani - concludono fra Daniele e Merlo, dando lo stesso ritratto della povertà in città - Uomini che hanno più di 40 anni e si ritrovano di colpo senza lavoro oppure fuori dalla famiglia a causa di una separazione». Fuori c'è poi ancora un altro vasto gruppo di indigenti: sono quelli che non possono accedere per motivi burocratici neanche a un pasto caldo. Per aiutare tutti la Caritas sta cercando nuove regole. --Oliviero Dellerba