Ecco il populismo da stadio Salvini: sì al dialogo con le curve
il retroscenaFrancesco GrignettiMatteo Salvini, inedito ministro in felpa e con fascia del tifoso. Non potrebbe esserci rottura maggiore con la consolidata e paludata immagine dei ministri dell'Interno. Guardando all'indietro, agli ultimi quindici anni, chi potrebbe immaginare Beppe Pisanu, Bobo Maroni, Giuliano Amato, Annamaria Cancellieri, Angelino Alfano o anche Marco Minniti andarsene a braccetto con gli ultras, frequentare la curva piuttosto che la tribuna, coccolare i tifosi più sfegatati? Ecco, Salvini è questo: populismo politico applicato agli stadi. Perciò non meraviglia troppo che la sua ricetta, di fronte al morto di Milano, sia una rivoluzione copernicana. Non inasprimenti legislativi o misure di polizia, bensì coinvolgimento dei diretti interessati. E dunque: «A inizio anno - annuncia - convocherò al Viminale i responsabili di tifoserie e società di serie A e B, affinché gli stadi e i dintorni tornino a essere un luogo di divertimento e non di violenza». La foto del ministro alla festa dei 50 anni della Curva Sud del Milan che si saluta calorosamente con un capotifoso appena scarcerato, sarà replicata quanto prima da un giro di tavolo al ministero con tanti altri Luca Lucci? Personaggi quantomeno discutibili per precedenti di violenza e reati vari, avranno udienza al piano nobile del Viminale? Forse il ministro stesso si è reso conto che sarebbe stato un po' troppo agli occhi di prefetti e questori ,e di chi prossimamente si troverà a gestire l'ordine pubblico fuori dagli stadi. Così, trovandosi a Catania, nel pomeriggio, ha voluto incontrare la signora Marisa Grassi, vedova dell'ispettore Raciti, una vittima del dovere, morto nel 2007 nel corso di scontri tra poliziotti e tifosi. «Ci incontreremo di nuovo, anche per discutere di sicurezza dentro e fuori gli stadi», ha fatto sapere. Una sterzata a destra e una a sinistra, insomma. Gli ultras ma anche la vedova Raciti. E la strategia sembra quella di una «pax salviniana» che parte dal basso. Certo è che il ministro Salvini non ha e non intende avere un atteggiamento distante dai tifosi. D'altra parte, l'attenzione verso il calcio - non foss'altro per sanare la frattura che ci fu tra le tifoserie organizzate e il leghista Maroni, proprio dopo la morte di Raciti, quando l'allora ministro dell'Interno usò la mano pesante verso gli ultras e impose la tessera del tifoso - è un capisaldo della sua comunicazione politica. L'ultimo tweet è di qualche giorno fa, dopo Frosinone-Milan, e anche stavolta parla più il tifoso del politico: «Io ho cominciato a tifare il Milan quando giocava in Serie B, ma la squadra di oggi fa pena, non ha gioco né cuore. Troppi soldi e poche palle, facciano giocare i ragazzi della Primavera!». Oppure, due settimane fa, dopo un'amara Olympiakos-Milan: «Atene, l'unica cosa da salvare sono gli eroici tifosi del Milan. Su tutto il resto, meglio non fare commenti, li lascio fare a voi...». E così, a forza di commenti puntuti, si sono lacerati i rapporti con l'allenatore Rino Gattuso. Lo sdoganamento vero, però, era arrivato alla festa dei tifosi rossoneri, quando Salvini provò a ironizzare: «Sono qui, indagato tra indagati...». E nelle polemiche seguenti, sottolineò: «Mio compito è portare più tranquillità negli stadi e per farlo devo incontrare anche i tifosi». È quello stesso Salvini, peraltro, che non faceva grandi calcoli politici quando fu sorpreso (era alla festa della Lega, nel 2009) a cantare una canzonaccia anti-meridionale. «Senti che puzza, arrivano i napoletani». Gli veniva dal cuore. Ricordando quei cori, il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, a questo punto lega tutt'assieme: politica, razzismo, tifo violento, insulti su base etnica. «Poteva mai essere sospesa la partita - dice - in un Paese che vive sempre più di razzismo di Stato e che vede nel governo un ministro dell'Interno che dovrebbe garantire la sicurezza negli stadi, ma che cantava qualche anno fa cori razzisti contro i napoletani?». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI